Chi sono

L’Unità – Edizione Nazionale – 30/12/2012

Laura Coccia è una tosta. Una che non molla. HA 26 anni, parla 4 lingue, ha una laurea in storia contemporanea. E corre. Primatista italiana nei 400 metri, categoria T35 (paralisi grave e spasticità di I grado). Eppure Laura corre. «Dicevano che non avrei neppure potuto camminare. Poi il mio insegnante di educazione fisica delle medie mi ha buttata nella mischia. Lui ce l’ha messa tutta a farmi scendere dalla carrozzina. E io pure. Il mondo visto da un’altezza di 70 centimetri ha una prospettiva. Ho voluto regalarmene un’altra». Corre Laura. Di qua, di là, mille cose da fare, pure un marito. E s’impegna. «Antipolitica? Che cos’è?», chiede sgranando gli occhi. Che lei al Quadraro, periferia di Roma, la politica la vive sulla pelle nel circolo del Pd e nell’associazione che si chiama «Punto di svista» e si occupa di restituire la memoria dei rastrellamenti nazisti nel suo quartiere, una pagina dimenticata della Resistenza romana. Corre, va di fretta Laura. Ha sempre pensieri che vanno oltre, veloci. «E siccome per me la politica è una cosa seria e io credo nel Pd, il partito giusto per cambiare questo Paese, ho deciso di candidarmi alle primarie. Mi piacciono le primarie, mi piacciono moltissimo, sono una grande prova di democrazia orizzontale». Così Laura con il marito e qualche amico si è messa in moto a cercare le firme. Hanno creato un comitato elettorale che in realtà è un gruppo di sostegno familiare, amicale. «Di firme ne abbiamo messe assieme 14, ne servivano 500. Era difficile, io non vengo da una struttura partitica, sono una esponente della società civile, una militante di un circolo piccino in periferia». Però mica si è persa d’animo questa ragazza tosta. Ha preso le 14 firme e le ha consegnate alla sede provinciale del Partito Democratico di Roma. «E ho detto, io mi metto a disposizione. So fare delle cose e le voglio fare per voi. Ho un sogno un po’ folle ma da 26 anni vado avanti così: mettendo in pratica le cose che sogno». Le cose che sa fare Laura sono tante. Per esempio sa parlare ai bambini, ai ragazzi. «Con il Coni Provinciale vado in giro nelle scuole come testimonial di un progetto che si intitola Il valore dello sport . Come c’è sempre un altro collega, spesso gente importante come Daniele Masala. Raccontiamo la bellezza dell’atletica leggera. Raccontiamo che ci vuole coraggio, lealtà, agonismo sano per tendere i muscoli e superare gli ostacoli, che è una sfida bellissima superarsi, sapere fare gruppo quando è necessario. Ho cominciato a girare per le scuole ai tempi dell’omicidio Raciti. All’epoca mi chiamarono Giovanna Melandri e Beppe Fioroni. Poi ho continuato. C’è tanto da fare con i bambini». Corre, va di fretta Laura. Ha mille idee. Per esempio ha messo su un blog, oltregliostacoli.blogspot.it dove chi la conosce racconta chi è. E la sostiene. Sono in tanti: Andrew Howe, Fabrizio Donato, Daniele Masala, e tanta gente sconosciuta. Scrive Pietro Mennea: «Credo che Laura Coccia, che tanto ha fatto per l’integrazione dei disabili nello sport, rappresenti un grande potenziale per la società civile e merita di partecipare alla vita pubblica e politica di questo Paese, attraverso, perché no, una Sua candidatura alle prossime elezioni politiche». E Marzia Caravelli, primatista dei 100 metri le dedica un post bellissimo: «L’ho incontrata sui campi d’atletica, così forte e così avanti tanto che una categoria per lei non l’hanno ancora inventata, perché la sua dovrebbe essere la categoria hey, io non te la do vinta! rivolta alla disabilità in primis ma anche a ogni pregiudizio, a ogni ostacolo. Adesso questa potrebbe essere la categoria di chi vuole essere rappresentato da qualcuno che non si arrenda davanti a nulla e che sappia far sentire la propria voce: beh, chi meglio di Laura è in grado di farlo?!». È «born to run» Laura. Nata per correre come la canzone di Springsteen. «Volevano che andassi a Pechino sulla carrozzina. Ho detto: Siete matti? C’ho messo tanto a scendere da là . E siccome sarei l’unica a gareggiare nella mia categoria con questo grado grave di spasticità, non se ne farà nulla. Esclusa. Ma non vinta». Un fiume in piena, Laura. «So che potrei fare la mia parte in politica, per il mio Paese. Mi avevano chiesto di andare in Germania e ho detto no. Amo l’Italia. È il mio posto. Qui vale la pena di combattere per un futuro migliore. Per tutti». Qui vale la pena di correre.

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