Carcere

L’On. Laura Coccia, Deputata del Pd, risponde all’Ergastolano Carmelo Musumeci che andrà a trovare il prossimo 16 dicembre durante una Visita Ispettiva a Padova

On. Laura Coccia,

scusa il tu, ma mi trovo meglio.

In questi giorni mi è capitato di leggere un tuo scritto “Se questo è il mondo” e mi ha colpito questa frase:

Considerate se questo è un uomo, [..]

che ha perso la speranza e dice basta,

in ogni modo, lento e inesorabile,

che ha perso la speranza

e si sente senza dignità.

Laura, io sono uno di questi non-uomini, da tanti anni infatti chiamo me e i miei compagni ergastolani ostativi“uomini ombra”. Siamo uomini senza futuro, condannati a essere “cattivi e colpevoli per sempre”, destinati a morire nelle nostre celle. Siamo sepolti vivi, ombre che vagano, cadaveri che camminano in attesa di cadere. Le ombre possono solo soffrire, con la devastante sensazione di non appartenere più a questa vita e a questo mondo. L’uomo ombra ogni sera si chiede “Perché e per chi mi alzerò domani?”

Ti confido che per me ormai continuare a respirare non ha più alcun senso, mi sembra persino di sprecare e levare aria al resto dell’umanità. Nel mio ultimo libro ho scritto:

“L’ergastolano non può guardare in faccia il futuro, può solo guardare il tempo che va via. Anche noi siamo per la certezza della pena, ma non ci fermiamo solo qui. Siamo anche per la certezza del fine pena [..]. Da ergastolano vivi una vita che non ti appartiene più, vivi una vita riflessa, una vita rubata alla vita [..]. La legge viene dal greconomos: distribuire, ordinare e misurare. Ma come si fa a misurare l’ergastolo? Non ha nessuna funzione, è la vendetta dei forti, dei vincitori, della moltitudine.”

Laura, ho letto la tua storia, il tuo impegno e quello dei giovani deputati del PD per il miglioramento delle condizioni dei detenuti, e ho capito che sei una donna coraggiosa. Vorrei chiederti di venirmi a trovare, sto lottando con tutte le mie forze per essere declassificato, ma senza nessun risultato.

Nella mia relazione trattamentale, già oltre due anni fa, hanno riconosciuto il mio cambiamento: Il ristretto assume su di sé la responsabilità ed il peso emotivo delle proprie azioni distruttive, avendo avuto la capacità di rivedere criticamente la propria vita e tali scelte, di riconoscerle sbagliate [..]. Tale integrazione, in quanto garante della elaborazione del lutto per il danno arrecato, da stabilità al cambiamento nel mondo interno del Musumeci.

In questi anni di carcere ho vinto un ricorso alla Corte europea sui diritti dei detenuti, mi sono laureato due volte, ho pubblicato quattro libri, sono stato anche in permesso (di necessità) da uomo libero per 11 ore e sono rientrato in carcere pur sapendo che non sarei più uscito. Eppure continuo ad essere considerato altamente pericoloso. Ciò che mi addolora più di tutto è che sono anni che non mi rispondono sulla richiesta di declassificazione e a questo punto ho pensato di chiederti se puoi fare tu una domanda pubblica ai funzionari del Ministero e del DAP (Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria).

Cara Laura, non so se avrai il tempo e la voglia di venire a trovare un uomo sepolto vivo che non vuole rassegnarmi al suo destino, ma se puoi io sono qui e ti aspetto.

Un sorriso tra le sbarre.

Carmelo Musumeci

Dicembre 2013 Carcere di Padova

“Caro Carmelo,
è stato un piacere ricevere la tua lettera e le tue parole mi hanno molto colpita.
Chi vive da quest’altra parte del muro di cinta, infatti, non si sofferma mai a pensare che dentro il carcere vivano persone con sentimenti e affetti. La nostra società ci ha abituati a criminalizzare e ghettizzare chi sbaglia senza considerare che il tempo cambia gli animi, li plasma a seconda delle esperienze vissute. Nel bene e nel male.
Entrare negli istituti penitenziari mi ha insegnato ad andare oltre le apparenze, a considerare coloro che si trovano lì dentro come uomini e donne, al di là di ciò che hanno commesso. Può sembrare strano che io, disabile che lotta da una vita contro stereotipi e pregiudizi, dovessi imparare una cosa così semplice. Tuttavia crescere vuol dire imparare e imparare significa anche cambiare le proprie opinioni.
La mia adolescenza è stata segnata da un libro che sicuramente conoscerai, “I Miserabili” di Victor Hugo. Questa lettura ha modificato radicalmente il mio modo di concepire i reati e chi li commette: il protagonista cambia perché comprende i suoi errori, così decide di cambiar vita. Eppure la legge continua a perseguitarlo, rimanendo rigida nelle sue convinzioni.
Ti verrò a trovare con immenso piacere il 16 dicembre. Per parlare direttamente con te, guardandoci negli occhi.
A presto.”

Laura Coccia

Camera dei Deputati Dicembre 2013

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