8 marzo/Parlamento

Parità di genere: il Parlamento deve dare l’esempio

preferenzadigenereQuella sulla parità di genere è una battaglia che non possiamo perdere. In una società in cui le donne che affrontano un colloquio di lavoro si sentono ancora chiedere se tra i loro progetti di vita c’è quello di diventare madre, l’essere donna e paradossalmente ancora considerato il problema delle donne che sono escluse  dai posti di potere oppure sono costrette a firmare le vergognose lettere di dimissioni in bianco.
Donare la vita dovrebbe essere una scelta libera di ogni uomo e di ogni donna invece non è così perché è condizionata dai fattori esterni tra cui proprio quello del lavoro.
Il figli infatti sono considerati il peso delle donne: si ammalano, devono essere accompagnati il primo giorno di scuola, hanno bisogno dei genitori alle recite scolastiche e se i padri sono ampiamente giustificati se a causa del  lavoro non possono essere presenti,  le donne non si possono certo esimere dal incoraggiare i propri figli davanti a queste prime prove della vita. Una donna che decide di rimanere incinta decide contemporaneamente di mettere in dubbio proprio posto di lavoro ed è per questo che molte rinunciano al primo o al secondo figlio rinunciando così ad una parte essenziale della vita di un uomo e una donna. I contratti a tempo determinato tempo parziale co co co co, co co Pro, non aiutano certo da questo punto di vista ma fanno vivere la donna sempre di più nell’incertezza. Occorre allora che nel Job Act del presidente Renzi siano inserite in maniera chiara tutte le tutele per le giovani donne e per le madri perché uno Stato che voglia dirsi civile deve lasciare liberi i suoi cittadini di scegliere il proprio futuro e quello dei propri figli.
L’assenza di donne nel ruolo chiave delle aziende pubbliche e private dimostra che il percorso verso la parità di genere è ancora lungo e bisogna percorrerlo insieme uomini e donne senza che i primi si sentano defraudati dei loro diritti ma che la sentono una battaglia comune.
E poi ci sono le violenze le violenze contro le donne quelle silenziose quelle quotidiane lasciano traccia sul viso lasciano traccia nell’anima. Alcuni uomini considerano le donne come degli oggetti di loro proprietà da maltrattare usare alloro piacimento e poi buttare via quando non servono più. Questa battaglia per la parità di genere è anche per loro, per le donne che sono morte in questi anni e per quelle che ora oggi subiscono quotidiana violenza dai loro uomini, affinché capiscano che la violenza non è colpa loro non se la sono cercata non hanno fatto niente di male: per i loro uomini la loro unica colpa è quella di essere nate donne. E anche alloro che il Parlamento deve mandare un messaggio forte e inequivocabile.
È per questo motivo che noi donne parlamentari non possiamo sottrarci davanti a questa battaglia per la parità di genere all’interno della legge elettorale, perché se il Parlamento più rosa della storia repubblicana non supera il 40 per cento di presenza femminile, dovremmo tutti fermarci a riflettere sull’importanza di questa battaglia. Perché non pretendere non chiedere non volere non sognare almeno tutti insieme un nuovo Parlamento dove Uomini e Donne possano essere rappresentati in egual misura dove la voce delle donne possa avere la stessa forza di quella dei colleghi maschi?

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