Sport

Lettera aperta al Ministo Alfano

Roma, 28/07/2014

Alla Cortese Attenzione del

Ministro dell’Interno, Dott. ANGELINO ALFANO

 

 

 

Egregio Ministro,

ti scrivo perché, come certamente saprai, negli ultimi giorni sono avvenuti scontri preoccupanti tra avverse tifoserie durante delle semplici amichevoli estive. La scorsa stagione calcistica si è conclusa con la morte del giovane Ciro Esposito, ultima vittima di una violenza cieca che ciclicamente torna alla ribalta delle cronache.

La seconda uscita stagionale della Casertana, impegnata in amichevole contro l’Equipe Campania, ha assunto suo malgrado contorni da cronaca nera. Intorno alla mezz’ora del secondo tempo, infatti, una sorta di commando, composto di una ventina di persone e riconducibile con ogni probabilità a una tifoseria rivale, ha teso un vero e proprio agguato a quella quindicina di tifosi presenti sulla tribuna, unico settore destinato al pubblico, del Desiderio di Cava de’ Tirreni. Il 26 luglio, si sono verificati disordini e tentativi di scontri tra le tifoserie della Lazio e del Perugia anche ad Auronzo di Cadore sede del ritiro laziale. Prima dell’amichevole tra le due squadre polizia e carabinieri in tenuta antisommossa sono dovuti interventire per separare i tifosi delle due formazioni.

È compito nostro, come Istituzioni della Repubblica, non agire sotto l’impulso emotivo del singolo evento mediaticamente rilevante ma costruire, giorno dopo giorno, una nuova cultura sportiva. Per perseguire questo obiettivo abbiamo bisogno di coinvolgere e responsabilizzare tutte le parti in causa: dalle società alle tifoserie, escludendo quei gruppi che –ultimamente- hanno indirettamente appoggiato i deprecabili episodi di violenza.
Purtroppo, infatti, tutti i tentativi legislativi svolti negli ultimi anni non sembrano aver sortito grandi effetti.  Antonio Manganelli, nel giorno del suo insediamento al vertice della Polizia, manifestò un sogno all’apparenza irrealizzabile: stadi senza le forze dell’ordine. Propose, al riguardo, una riflessione molto impegnativa: “Una cosa sono i delinquenti, che vanno combattuti; un’altra sono gli ultrà, con i quali va costruito un dialogo”.

Il messaggio, a titolo esemplificativo, venne immediatamente raccolto da Giuseppe Caruso (già Questore a Palermo) in occasione del suo insediamento, nel 2009, alla funzione di Questore di Roma, allorchè ripropose nella Capitale l’esperienza positiva collaudata nel capoluogo siciliano, instaurando un dialogo costante con le frange più dure della curva capitolina, memore anche delle esperienze dei funzionari da lungo tempo addetti al campo di gioco e dell’estrema pericolosità di un mero atteggiamento “muro contro muro”.

Il nuovo approccio, il lavoro di prevenzione, l’esigenza di conoscere direttamente e dall’interno il fenomeno del tifo, hanno accompagnato l’attività repressiva strictu sensu intesa, fatta di divieti per le trasferte delle tifoserie più pericolose e di curve chiuse che hanno interessato centinaia di gare tra serie A, B, C e Dilettanti: in questo contesto si è inserita anche la preziosa attività della Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (ex Sisde), chiamata a monitorare il fenomeno ultras e l’attività dei gruppi del tifo organizzato.

Anche dal lato della prevenzione le cifre appaiono chiare: sono stati emessi ben 1.059 DASPO e la speciale classifica dei destinatari vede largamente in testa i tifosi del Napoli (360) seguiti da quelli della Roma (240).

Pur di fronte a questi dati, tuttavia,  rimangono impresse nella memoria le immagini degli ultras del Genoa che impongono la sospensione della partita con il Siena e la consegna delle maglie da parte dei giocatori genoani oppure le tragiche immagini degli scontri precedenti la finale di coppa Italia tra Napoli e Fiorentina che hanno condotto alla tragica morte di un giovane.
Il  D.L. 8 febbraio 2007, n. 8 e l’ emanazione di successive disposizioni integrative e attuative, non sono apparsi sufficienti ad arginare il fenomeno. Serve un profondo lavoro anche culturale.
Dobbiamo ripartire dalle scuole calcio dove i genitori  spesso spingono o insegnano ai figli ad andare oltre le regole pur di ottenere una maglia da titolare e poi, una volta raggiunto l’obiettivo, li incitano alla violenza sull’avversario. È singolare da questo punto di vista che la scelta della famiglia Scuffet sia una rarità tale da meritare le pagine dei giornali.
Dobbiamo ripartire dal codice etico di Cesare Prandelli, estenderlo alle società e alle giovanili. Dovremmo estenderlo nelle nostre scuole.  Per questo, ho trovato sconcertanti le parole con cui il candidato alla presidenza della FIGC, Tavecchio, ha descritto lo stato del nostro calcio. Se questi sono i dirigenti che dovrebbero riformare il mondo del pallone, c’è da mettersi le mani nei capelli.
Dobbiamo impegnarci per favorire la costruzione degli stadi di proprietà delle società e renderle direttamente responsabili del controllo interno ed esterno facendo pagare loro eventuali interventi della forza pubblica.
Credo sarebbe opportuno avviare anche una seria riflessione sul ruolo delle radio e dell’informazione locale che spesso sono il terreno fertile dove  far crescere un’illusione che poi genera la rabbia e la violenza. Penso al caso esemplare del passaggio di Astori dal Cagliari alla Roma che ha prodotto una serie di minacce di morte ai dirigenti protagonisti della vicenda di mercato. Cose mai viste in nessun Paese civile.

Dovremmo ripartire ed istituzionalizzare progetti come quello de “I valori dello Sport” che mette in contatto gli studenti con i campioni di tutti gli sport, dimostrando cosa vuol dire essere un atleta e cosa sono veramente i valori dello sport. Certo ci vuole tempo, ma se non iniziamo mai le parole di questi giorni saranno portate via dal vento e ci ritroveremo la prossima volta a fare nuovamente l’elenco di tutto quello che avremmo potuto fare.

Il nostro Paese merita di più di continuare a piangere sul latte versato.

Abbiamo un mese di tempo prima che inizi il prossimo campionato ma dobbiamo agire con tempismo.

Certa della tua attenzione,

Distinti saluti

                                                                                                                 On. Laura Coccia

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