Donne/Parità di genere/Sport

Sport femminile, serve parità di genere

2wgbyhhManolo e Melania Gabbiadini sono fratelli.

Lui gioca in serie A e in Nazionale, è un calciatore professionista, ha un contratto come qualsiasi lavoratore che gli consente di versare i contributi e che lo tutela in caso di infortunio, può dedicarsi esclusivamente alla sua passione che è diventata il suo lavoro. Lei gioca in serie A e in Nazionale, non ha un contratto che le consenta di avere i versamenti per la pensione futura, non è tutelata in caso di infortunio e, soprattutto, in caso di maternità.

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Giovedì sera a Verona molti potranno assistere a una grande festa del calcio e dello sport. Si svolgerà, infatti, la gara di ritorno della finale play-off di qualificazione ai Mondiali di calcio femminile contro l’Olanda. Melania ha segnato il gol azzurro nell’ 1-1 della gara di andata a l’Aja. Questa rappresenta per tutte le ragazze in campo la parita della vita perchè un risultato positivo consentirebbe loro di raggiungere un traguardo importante, storico. Una squadra quella guidata da mister Antonio Cabrini che, nonostante i mezzi inferiori rispetto a quelli messi a disposizioni da molte altre federazioni, è riuscita in una meravigliosa impresa che dimostra, ancora una volta, come il bistrattato sport femminile sia fucina di grandi imprese grazie alla professionalità e alla passione delle nostre atlete. In Olanda le tesserate sono 140 mila, in Italia 11 mila, nonostante il possibile bacino d’utenza sia molto maggiore nel nostro paese. Ecco i numeri.

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Abbiamo ancora negli occhi la meravigliosa prestazione della nazionale di volley femminile guidata da Marco Bonitta che agli ultimi mondiali ha tenuto milioni di telespettatori incollati di fronte agli schermi e riempito i palazzetti grazie a partite di strepitosa tecnica e intensità contro le squadre più forti del mondo. Il pubblico ha apprezzato. Come sempre l’opinione pubblica è un passo avanti rispetto a chi lo sport lo gestisce e amministra. I milioni di spettatori e le migliaia di volti sugli spalti dimostrano come ci si possa appassionare alle vicende di sport anche senza sponsor miliardari o performance di calciatori strapagati. Queste sono le cose che riconciliano con lo sport.

Partendo da questa riflessione e ricordano come negli ultimi anni tantissime atlete azzurre abbiano dato lustro al nostro Paese grazie a vittorie mondiali e olimpiche nelle più disparate discipline credo sia arrivato il momento che il CONI tragga le dovute conseguenze. Non possono esistere atleti di serie A e atleti di serie B. Il fatto che le nostre atlete non siano considerate professioniste negli statuti federali dimostra non solo miopia ma anche ingratitudine rispetto al lavoro che svolgono e ai risultati che portano a casa.La nazionale italiana di volley femminile ammessa al World Grand Prix 2013-anteprima-600x400-821916

La legge 91 non è uguale per tutti. La principale discriminazione tra i due sessi infatti riguarda lo status di professionista. Questo è negato in toto alle ragazze, considerate dalle Alpi alla Sicilia semplici dilettanti. Non c’è disciplina, categoria o settore che nel campo femminile sia considerato “pro”. Il riconoscimento dello status di professionista infatti è appannaggio delle federazioni, e dal CONI non c’è mai stato tale provvedimento nei confronti di una disciplina femminile. Nessuna atleta italiana, insomma, per le leggi attuali fa sport per lavoro. Tutte appassionate, insomma, anche quando indossano la maglia azzurra e non hanno niente da invidiare – per impegno e risultati – ai colleghi uomini. Le conseguenze sono evidenti a partire dalla mancanza di ogni tipo di tutela compresa la più importante quella alla maternità.

25-novembre-giornata-internazionale-contOggi è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Credo che questa grande battaglia si possa vincere solo creando una cultura di vera parità, che parta dall’avere riconosciuti gli stessi diritti e le stesse tutele.

Per questo ho depositato una proposta di legge con la quale spero di scardinare questo sistema vecchio e discriminatorio. Il CONI non può lasciare mano libera alle Federazioni nella scelta dei vincoli: gli effetti della legge 91 vanno allargati a tutta la platea nel rispetto del principio della parità. Siamo davvero troppo indietro ed è triste che ci si ricordi delle nostre atlete straordinarie solo quando lo share mette in luce tutte le miopie e le incapacità di una classe poco dirigente.

#CISONOANCHEIO

Laura Coccia

[fonte: http://www.huffingtonpost.it%5D

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