Doping/Sport

Doping: rivedere le modalità di controllo italiane

Essere un atleta è difficile. Ore di allenamenti quotidiani, con l’acido lattico nei muscoli che ti annebbia anche il cervello.

Ma un atleta va avanti. Nonostante tutto ripete meticolosamente gli stessi gesti, cura ogni dettaglio della preparazione, al freddo, al caldo, con il vento, perché sa che il lavoro è l’unica strada per migliorare, per abbassare di un maledetto centesimo di secondo quel tempo. So bene che vuol dire svegliarsi la mattina con le gambe imballate dal lavoro del giorno prima e sapere che dovrai accumulare altri chilometri, per raggiungere il traguardo. Il corpo cambia, i muscoli si modellano sotto le serie con i pesi, il metabolismo si adatta.

Poi ci sono le aspettative di chi ti circonda: la famiglia, l’allenatore, la stampa, il pubblico. Sai che tutti si aspettano qualcosa: un risultato. Un atleta sa che le risposte arrivano solo con il lavoro. Eppure c’è chi sceglie un’altra strada, un’apparente scorciatoia, che toglie la fatica e ti fa raggiungere prima il traguardo: il doping.

SPORT DIVERS - Features zum Thema Doping

Doping” non è una parola vuota, ma è l’assunzione di farmaci, sostanze o pratiche illecite che migliorano le prestazioni sportive. Esso pone due problemi: da un lato falsa le competizioni, dall’alto crea dei danni permanenti al fisico. Se, per esempio, si assume una sostanza che favorisce lo sviluppo muscolare, si aumenta la massa di quelli visibili (addominali, quadricipiti, etc.) ma anche quelli invisibili come il cuore. La questione è che ormai il fenomeno del doping non riguarda più soltanto gli atleti di livello, ma è una pratica diffusa anche tra gli sportivi amatoriali e, in modo ancora più drammatico, tra i giovani atleti. Tale diffusione risulta preoccupante per due motivi: se da un lato si pone il problema della tutela della salute di tanti giovani sportivi a rischio, dall’altro vi è la necessità di promuovere e salvaguardare l’etica sportiva e la sua funzione formativa e educativa. Per questo accanto a scelte normative chiare andrebbero realizzate azioni nelle scuole tese a incidere preventivamente sui fattori di ordine culturale e sociale.

Ci sono tante iniziative che dovrebbero essere messe in campo: un passaggio importante è stato quello di istituire il passaporto biologico la cui istituzione è stata anche frutto delle dichiarazioni rese da Lance Armstrong nella sua ormai famosa confessione, quando disse: “Prima lo facevano tutti, con il passaporto biologico le cose sono diventante impossibili...

downloadIn Italia, l’apparato antidoping messo in piedi dal Coni, sostengono i carabinieri del Ros e del Nas, nei sei mesi prima dei Giochi 2012 fu soltanto “una questione di facciata”, tanto che “non furono disposti controlli nei confronti della totalità o quasi dei propri atleti di punta candidati alle medaglie”. Nessuno dei 292 partecipanti alla spedizione azzurra, tornata da Londra con 8 ori e altre 20 medaglie, fu sottoposto veramente al rigido protocollo ordinato dalla Wada. Ci siamo trovati di fronte ad una drammatica messinscena in cui l’intero sistema di monitoraggio è saltato in seguito alla mancata e non sanzionata reperibilità di tantissimi dei nostri atleti. Il problema è che nel nostro Paese il sistema delle ispezioni antidoping è gestito dall’Agenzia Coni-Nado, formalmente indipendente (perché si appoggia a un comitato esterno di esperti) ma in realtà, promanazione diretta del CONI. Le norme dettate dall’agenzia mondiale Wada sono molto chiare e stabiliscono che nei Paesi che partecipano a competizioni internazionali i controlli vengano effettuati da un ente diverso dal Comitato Olimpico Nazionale, prevedendo una salvaguardia in casi eccezionali. Per questa ragione, nei giorni scorsi, alla Camera dei Deputati, il Governo ha risposto a un’interpellanza presentata da Paolo Cova, me e altri 32 deputati del Partito Democratico per chiedere al Governo di istituire un ente terzo per il controllo antidoping degli atleti di alto livello che dal 2007 è affidato proprio alla CONI-NADO. Il Parlamento ed il Governo hanno il dovere di intervenire nel caso in cui ci sia anche solo il sospetto che la salute dei suoi cittadini sia messa in pericolo da pratiche illecite e dannose. Non è possibile che un Paese che ha lanciato la candidatura per l’organizzazione dei Giochi Olimpici del 2024 mostri questa ambiguità nella contrasto al doping e in questo senso sarebbe opportuno che il CIO prendesse in considerazione tra i parametri di valutazione delle varie candidature la serietà e l’impegno con cui i paesi candidati costruiscono i controlli antidoping. Mi sembra che la nuova gestione CONI abbia compreso la portata della sfida e per questo abbia dato tutta la propria disponibilità per avviare una riforma del sistema di controlli che impedisca in futuro fatti gravi come quelli che si sono verificati nei mesi scorsi. Questa è la sfida più importante e va ben oltre la nostra candidatura.

Laura Coccia

[Fonte: rifarelitalia.it]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...