Disabilità/Scuola

Insegnante di sostegno per scelta e per tutti gli anni

«Non è vero che il ddl La Buona Scuola dimentica gli alunni con disabilità, io e altri colleghi abbiamo lavorato per garantire un’attenzione specifica anche per loro»: così l’onorevole Laura Coccia difende il provvedimento oggi al voto finale dell’Aula. Classe 1986, laurea in storia, conosce il mondo della disabilità dall’interno e racconta che «in palestra per tanti anni ho toccato con mano cosa significa lavorare in maniera inclusiva».  Lei e altri colleghi su questi tremi hanno lavorato anche in raccordo con Fish e Fand (le due principali federazioni di associazioni che si occupano di disabilità), che nei mesi scorsi avevano promosso una proposta di legge per migliorare la qualità dell’inclusione scolastica (la numero 2444): alcuni suoi concetti sono stati riportati all’interno del ddl La Buona Scuola.

«Già nell’articolo 2 del disegno di legge abbiamo previsto che l’insegnamento delle varie materie agli alunni e agli studenti con disabilità è assicurato anche attraverso il riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione», spiega l’onorevole Coccia. In Commissione VII poi «sono stati inseriti alcuni emendamenti che prevedono ad esempio la revisione delle modalità e dei criteri relativi alla certificazione e soprattutto la revisione dei criteri di inserimento nei ruoli per il sostegno didattico, per garantire la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità e far sì che uno studente possa essere affiancato dallo stesso insegnante di sostengo per l’intero ordine o grado di istruzione». Proprio ieri infine nell’esame dell’articolo 10, quello che riguarda la nuove assunzioni, «per i docenti in possesso di specializzazioni sul sostegno è stato tolto l’obbligo di andare in ruolo sul sostegno. Ogni docente potrà scegliere liberamente: questo significa che avremo insegnanti di sostegno estremamente più motivati, perché oltre ad essere preparati avranno scelto una seconda volta questa professione. Io credo che questo, insieme alla garanzia della continuità didattica, sia importante per gli alunni, le famiglie, il gruppo classe ma anche per gli stessi insegnanti, che saranno sempre più valorizzati».

L’articolo che più di tutti focalizza l’attenzione sui diritti degli alunni con disabilità è quindi il 23, “Delega al Governo in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione”. Qui al comma 2, lettera c, si snocciolano in nove punti le novità che riguardano nello specifico gli alunni con disabilità. Non si tratta di novità che entreranno in vigore da subito, ma impegni che il Governo si prende, assumendo la delega che mira alla «promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, anche attraverso l’istituzione di appositi percorsi di formazione universitaria». Nel dettaglio abbiamo la revisione dei criteri di inserimento nei ruoli per il sostegno didattico, al fine di garantire la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità; l’individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni scolastiche, sanitarie e sociali; la previsione di indicatori per l’autovalutazione e la valutazione dell’inclusione scolastica; revisione delle modalità e dei criteri relativi alla certificazione; la revisione e la razionalizzazione degli organismi operanti a livello territoriale per il supporto all’inclusione; l’obbligo di formazione iniziale e in servizio per i dirigenti e per i docenti sugli aspetti pedagogico-didattici e organizzativi dell’integrazione scolastica; l’obbligo di formazione in servizio per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, rispetto alle specifiche competenze, sull’assistenza di base e sugli aspetti organizzativi ed educativo-relazionali aventi riferimento al processo di integrazione scolastica; la garanzia dell’istruzione domiciliare per gli alunni nelle condizioni previste dall’articolo 12, comma 9, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

«Apprezziamo il fatto che alcuni punti della proposta di legge Fish e Fand siano stati recepiti dal ddl La Buona Scuola, però non posso non evidenziare come a volte, nel dibattito, sembra che il problema da risolvere non sia l’inclusione  degli alunni con disabilità ma l’inclusione dell’insegnante di sostegno rispetto ai suoi colleghi», dice Donatella Morra, Referente Scuola della LEDHA. «L’integrazione avviene se la scuola cambia e la scuola cambia se tutte le figure in gioco vengono preparate e valorizzate. L’insegnante di sostegno è preziosissimo ma insieme a lui si deve parlare e valorizzare anche l’assistente educativo, l’assistente alla comunicazione, gli specialisti sanitari, che a scuola si vedono sempre meno. L’inclusione a scuola è frutto di una pluralità di interventi».

[fonte: vita.it]

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