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Combattere il doping? Si, ma seriamente.

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Negli ultimi anni lo sport ha tentato di dare delle risposte efficaci al fenomeno del doping ma molte di queste sono sembrate pannicelli caldi. Il problema esiste ed è grande come una montagna, difficile da scalare come l’Alpe d’Huez.

Ora, oltre al dispiacere umano che si prova nei confronti di un corridore come Froome oggetto di un violento attacco da parte degli spettatori del Tour de France convinti che ormai qualsiasi prestazione di eccellenza non possa che essere il frutto di un illecito sportivo, resta il dramma di un mondo -quello sportivo- che non è più in grado di proteggere sè stesso da un’idea “tossica” che il grande pubblico ha maturato. Ed è troppo semplice che un atleta, a fronte di un normalissimo intensificarsi dei controlli, dica che il ciclismo (ma potrebbe benissimo essere qualsiasi altro sport) non è il far west, perché gli ultimi decenni hanno invece offerto un quadro agghiacciante che avrebbe dovuto condurre a una serrata sine die

Cosa stiamo facendo? La politica cosa può fare nel pieno rispetto dell’autonomia dell’ordinamento sportivo? Intanto in Italia stiamo cercando di fare in modo che la legge antidoping 376/2000 venga attuata in toto con la costituzione di un’agenzia indipendente e realmente terza rispetto al mondo dello sport.  Perché dell’inefficienza del sistema messo in piedi in questi anni dall’Ente del Foro italico, che il presidente Malagò sta cercando di combattere con tutti gli strumenti a sua disposizione, sono piene le cronache. Dobbiamo risolvere una volta per tutte il conflitto tra controllore e controllato. Anche in questo settore il nostro Paese va riportato alla normalità e cioè all’idea che non si può essere diversi solo quando si tratta delle prassi peggiori.
Vogliamo riportare l’Italia alla normalità smettendola di affrontare ogni volta le singole emergenze e creando un’insieme di provvedimenti organici di buon senso che vadano dallo sport professionistico alla tutela dei più giovani.
La legge esiste e credo sia giunto il momento di applicarla. Le soluzioni più semplici sono a portata di mano. E poi serve che anche l’Europa si muova e faccia sentire la sua voce: dalla conferenza mondiale sul doping sportivo del 2003 sono passati molti anni e poche cose sono davvero cambiare. Il Parlamento europeo ha più volte invitato la Commissione europea ad attuare una politica efficace e integrata in tutti i settori collegati alla lotta contro il doping, a sostenere una campagna intensiva di informazione e di sensibilizzazione, nonché a favorire la cooperazione fra gli Stati membri. Serve al più presto che ci si metta a lavorare a una convenzione internazionale che contrasti la manipolazione dei risultati sportivi attraverso la collaborazione tra una convenzione internazionale del Consiglio d’Europa, tesa a contrastare la manipolazione dei risultati sportivi considerando anche la cooperazione giudiziaria in materia penale, e la cooperazione di polizia.
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Siamo ancora troppo lontani da un risultato che possa dirsi accettabile e abbiamo davanti un’intera generazione di ragazzi che si affaccia allo sport senza che le istituzioni pongano in essere sistemi di tutele che possano dirsi veramente tali. Lavorando bene potremo combattere con strumenti più efficaci quella odiosa cultura del sospetto che qualche giorno fa ha spinto qualche tifoso incivile a sputare sopra una maglia che da tantissimi anni rappresenta o avrebbe dovuto rappresentare il ciclista più forte del mondo. Lavoriamo insieme per liberare lo sport da questo ricatto e per restituirlo alla sua eterna bellezza.
[Fonte: The Huffington Post]
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