Disabilità/Scuola

Alunni, non numeri

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Il nuovo anno scolastico è cominciato da poche ore ed è già partito il festival dei numeri, soprattutto quello sugli alunni con le disabilità e gli insegnanti di sostegno che dovranno accompagnarli nel loro percorso. Ho usato il plurale perché non esiste una disabilità esattamente uguale ad un’altra, perché essa cambia anche a seconda del contesto familiare e sociale nel quale si manifesta.

L’obiettivo dell’insegnante di sostegno è quello di favorire non solo l’inclusione degli alunni disabili, senza ricorrere alla “didattica del corridoio”, ovvero all’emarginazione in un luogo diverso dalla classe, lontano dai compagni e dagli insegnanti, ma anche quello puntare e sviluppare le capacità di ogni singolo studente disabile, così come si fa con qualsiasi altro, senza concentrarsi sull’aggettivo che lo accompagna, facendo spesso una grande confusione (disabile, straniero, alto, basso,…).

È, quindi, un’operazione semplicistica quella di legare il fabbisogno di insegnanti di sostegno al numero di alunni con disabilità presenti nella classi. È un errore che si compie di frequente, dimenticando che una disabilità intellettivo-relazionale è differente da una fisica o sensoriale e che ognuna di esse ha bisogni diversi. Io, ad esempio, in base a questo principio ho avuto un’insegnante di sostegno al liceo per le ore di educazione fisica quando ero un’atleta della Nazionale, pur avendo imparato a correre proprio a scuola, alle medie, senza insegnante di sostegno. Non sarebbe stato meglio che quelle ore fossero tolte a me e date a chi ne aveva realmente bisogno e che per vedersi riconosciuto un diritto ha dovuto ricorrere al Tar!?

Il nuovo anno scolastico è appena iniziato, portando con sé molte novità positive per la scuola: più investimenti nell’edilizia scolastica, contratti di lavoro stabili per i docenti, offerta formativa arricchita. Ma non solo: docenti di sostegno con cattedre stabili, ripartiti sulle disponibilità dei posti vacanti. Leggo molte persone che giocano coi numeri e portano casi limite a esempio, ma la realtà dei fatti è un’altra.

Fino allo scorso anno i posti in deroga per il sostegno sono arrivati anche a novembre; il Ministero si sta impegnando affinché con gli oltre 6.446 insegnanti di sostegno in più assunti con La Buona Scuola, si possano coprire nel più breve tempo possibile i posti in deroga con le supplenze annuali affidate agli specialisti presenti nelle Graduatorie di Istituto e nella II fascia, nessuno rimarrà scoperto. Ovviamente, in attesa del concorso apposito all’interno del “Concorsone” di dicembre 2015 che assumerà secondo il fabbisogno. Ciò significa che chi vincerà il concorso prenderà servizio e non potrà cambiare insegnamento almeno per cinque anni garantendo quel livello di specializzazione e di continuità didattica che invochiamo da anni. Finalmente di pongono le basi per garantire anche quella di programmazione degli interventi, elemento essenziale in qualsiasi contesto scolastico ed, ancor di più, nel caso di alunni con disabilità certificata.

Contemporaneamente il MIUR lavorerà alla legge delega che dovrà entrare in vigore già per il prossimo anno scolastico e che sarà scritta in base ai paletti rigidissimi sanciti dal Parlamento: grazie ad un mio emendamento, infatti, un insegnante di sostegno dovrà garantire la continuità didattica per almeno un ciclo di studi. Niente più cambiamenti in corsa dopo un anno o addirittura qualche mese. Le classi nelle quali ci sono alunni con disabilità hanno diritto ad avere un rapporto continuativo con una figura così importante come l’insegnante di sostegno.

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