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Laura Coccia su IP: “La mia foto in costume, oltre l’impossibile”

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“Attraverso quello che possiamo fare, potremo imparare ad andare un pochino oltre quello che oggi ci sembra impossibile, e migliorarci”.

La terza puntata di #moleskineIP ospita l’intervista a una donna speciale: Laura Coccia, che ha avuto la “fortuna” e l’onore di essere ripresa sui social da Matteo Renzi, attirando su di sé l’attenzione e la curiosità di quanti – vedendo la sua foto in costume – si sono chiesti quale fosse il senso di quell’immagine e di quel post, che vi riportiamo.

“A te ragazza più o meno adolescente che guardandoti allo specchio vedi un corpo con milioni di difetti.

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A te ragazza disabile che soffri perché non potrai mettere i tacchi e ti vergogni di qualche cicatrice sparsa qua e là. 

A voi che pensate di non poter reggere il confronto con i modelli di donna stereotipate e con i tacchi a spillo.

Sappiate che anche “bella” è solo un aggettivo ed anche soggettivo, non c’è mai nulla di cui vergognarsi nel proprio fisico!”.

Laura è un’ex atleta, affetta da tetraparesi spastica a causa di un’infezione contratta dopo la nascita, oggi deputato PD. Siamo riusciti a trovarla e a parlarle poco prima che entrasse in Aula, e le sono grata dei minuti dedicatimi.

laura coccia 3Dunque, oggi sappiamo di Lei dopo che Renzi l’ha ripresa: perché questa foto? Perché ora?
– Perché ora non c’è un motivo. So molto bene quali sono i problemi di essere un’adolescente disabile, un’adolescente fuori dagli “schemi della normalità”, di vergognarsi nel passare davanti allo specchio. Quando avevo 10-11 anni, prima di iniziare a correre, facevo coprire specchi di casa: mi vergognavo della mia immagine, mi vergognavo ad uscire, mi vergognavo ad avere relazioni con gli altri. So che non accettarsi, soprattutto nella fase adolescenziale, è uno dei problemi più grandi per una persona.

Io ho avuto la fortuna attraverso lo sport di accettare la mia disabilità: ma dovevo mettere top e pantaloncini per correre in mezzo a uno stadio, e siccome correre era la cosa che mi piaceva di più nella mia vita ci sono riuscita.

Nella foto si vede solo cicatrice sopra l’ombelico, a cui sono molto affezionata perché a quella devo la vita: da lì passa, infatti, la trasfusione del sangue che mi ha salvato la vita. Ce ne sono anche altre, molto evidenti: ho imparato ad accettarle dovendo stare in mezzo allo stadio per fare ciò che amavo. Ho voluto mandare questo messaggio ai ragazzi e ragazze che si sentono demotivati e scoraggiati per qualunque motivo, perché i motivi che portano a sentirsi “escluso” sono tantissimi. Io vorrei che la mia foto entrasse nelle case degli italiani, prendesse per mano tutte le persone che adesso sono in difficoltà e desse loro coraggio.

Io e Lei abbiamo la stessa età: pensa che – se non avesse alle spalle questa storia – oggi sarebbe deputato lo stesso?
– Se non fossi disabile non sarei la persona che sono oggi. La disabilità ha segnato la mia vita in positivo e negativo, mi ha fatto capire molte cose, mi ha insegnato a cadere sia fisicamente sia moralmente, ad avere l’onestà di chiedere aiuto per potermi rialzare: ho imparato che quando si cade si può restare e completare la gara. Non riuscirei a immaginare la mia vita in maniera differente, e credo di avere una bella vita anche così.

Qual è il valore concreto della bellezza? Qual è il senso del momento politico, visto da una giovane già così ricca di esperienza?
– È un momento in cui dobbiamo ripartire, tanti miei amici sono all’estero. Credo che noi abbiamo la responsabilità di ridare speranza e fiducia ai nostri ragazzi, cercando anche di riappropriarci di quelle che sono le nostre cose belle. L’Italia è ricchissima di bello: quello che ognuno di noi deve fare è custodire la bellezza, che sia di un monumento o una storia di coraggio.

Dai migranti a Miss Italia siamo bombardati dalla comunicazione: possiamo cambiare le cose attraverso la comunicazione?
– La foto ha colpito ed è stata molto più di tante altre parole: quella cosa si poteva scrivere a parole, ma non avrebbe avuto lo stesso impatto. Vorrei ci si fermasse anche solo un attimo a riflettere su che cosa vuol dire vivere la propria vita. A chi ha paura di uscire di casa: il messaggio è che la vita è fuori dalle mura, e vale la pena viverla senza nascondersi.

Laura, le Sue parole e la Sua testimonianza sono preziose. Qual è il senso di quello che facciamo?
– Il senso credo che debba essere quello di non sprecare le capacità che abbiamo. Tutti noi siamo capaci di fare qualcosa: dobbiamo metterlo a frutto perché, attraverso quello che possiamo fare, potremo imparare ad andare un pochino oltre quello che oggi ci sembra impossibile e migliorarci.

Da #moleskineIP: grazie Laura per la lezione di bellezza e coraggio.

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Stefania Barcella

[Fonte: Italiapost.info]

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