Doping

9 Novembre, crollano i muri dello sport

Huffington-Post

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Il 9 novembre è una data ricorrente nella storia del ‘900 europeo e non solo per la caduta del Muro di Berlino. Ventisei anni fa lo sgretolamento progressivo di quella barriera fisica che segnava il confine di due Mondi sembrava aver chiuso per sempre l’era delle divisioni e della Cortina di Ferro.

Eppure si sente sibilare nuovamente il vento gelido dell’Est, quello che arriva con folate inaspettate e riporta tutti indietro almeno di trent’anni.

Lo sport è sempre stato uno degli strumenti principali per trasmettere direttamente o indirettamente i messaggi della politica; pensiamo –per esempio- allo straordinario podio dei 200 metri di Città del Messico 1968, alla “diplomazia del ping pong” tra Mao e Nixon, al boicottaggio di Mosca 1980, al portabandiera ucraino, solo per protesta, all’inaugurazione dei Giochi Paralimpici di Sochi del 2014.

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Se lo sport è uno strumento di politica e potere, le vittorie olimpiche ne sono la consacrazione, per questo c’è stata e sempre ci sarà la corsa alla gloria. Ma una corsa che troppo spesso ha utilizzato mezzi che con la cultura dello sport e la sua etica nulla hanno a che fare. E’diventata una corsa che ha deformato corpi, li ha costruiti, scolpiti, sottomessi al mito della vittoria attraverso l’utilizzo di ogni mezzo, ogni strumento, ogni pratica ed ogni medicina. Tutto con lo scopo di piegare la natura alla scienza in nome di un alloro olimpico.

Il 9 novembre dello sport sarà probabilmente quello dell’anno 2015. Pensavamo che tutto questo fosse finito, sbriciolato sotto i colpi di piccone sul Muro. L’inchiesta della Wada ci riporta indietro nel tempo. Occorre verificare caso per caso, non generalizzare prima di essere certi. Una volta che tutte le verifiche, i controlli incrociati saranno stati fatti e se il Report Wada dovesse essere confermato in tutta la sua interezza, la giustizia sportiva non dovrà avere esitazioni o dubbi, dovrà prendere le iniziative necessarie per arginare questo fenomeno e punire con tutte le sanzioni previste i colpevoli. Tutti, nessuno escluso.

Anche l’Europa e l’Italia possono e devono fare la loro parte, senza pensare che sia solo un problema di altri. Non si possono dimenticare, ad esempio, l’ “Operacion Puerto” e il caso Schwazer, così come non si può dimenticare la lunga lista dei medici interdetti.

L’Italia, che ha la legislazione antidoping più rigida, potrebbe farsi promotrice in Europa di una legge comune, valida in tutti gli stati membri, che enunci chiaramente quali sono le sostanze e le pratiche illecite e parallelamente potrebbe contribuire alla costruzione di un’agenzia terza europea per i controlli antidoping. Questa non rappresenterebbe di certo la soluzione al problema del doping, ma sarebbe un primo segnale importante. Perché l’utilizzo di sostanze dopanti non causa solo l’alterazione delle prestazioni sportive, ma crea alterazioni e danni permanenti alla salute. Lo sport è altra cosa.

Gli appassionati hanno bisogno di un nuovo orizzonte, di nuove immagini, di campioni puliti, i giovani di esempi veri da seguire.

[Fonte: huffingtonpost.it/]

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