Diritti/Disabilità/Donne/Europa/Governo/Integrazione/Lavoro/Parlamento

Verso una vita indipendente: il “Dopo di noi” come esempio in Europa.

Ieri a Bruxelles si è tenuto il Convegno “The UNCRPD: towards a full implementation across europe” organizzato dall’Eurodeputato Brando Benifei, per riflettere su quanto attuato dagli Stati membri per rispettare la Convenzione ONU sui Diritti delle persone con disabilità.

Quest’anno l’Italia è stata chiamata a raccontare l’esperienza della legge “Dopo di noi”, come punto di riferimento e best practice.

mattonelladopodinoiHo avuto l’onore di poter illustrare il percorso che ha portato alla legge e le strade che la legge stessa ha aperto. Il “Dopo di noi” , infatti è la prima risposta ad una domanda fondamentale, quella che ogni famiglia con una persona con disabilità grave o gravissima si pone: “Chi si prenderà cura di nostro figlio quando non ci saremo più?”

La novità più importante è che finalmente sarà lo stato centrale a garantire dei fondi a tutte le regioni per dare pari opportunità a tutti i cittadini.
Non ci saranno più scuse, quindi,  il futuro delle persone e delle famiglie con disabili non sarà lasciato alla sensibilità o alle restrizioni di bilancio delle singole regioni, ma tutti potranno accedere a progetti pensati in un quadro nazionale. Mai più futuro di serie A e futuro di serie B.

Nel mio intervento a Bruxelles ho sottolineato anche come deve essere responsabilità dell’Europa e dei singoli stati pensare alla promozione di progetti e programmi per la vita indipendente delle persone con disabilità.

L’inclusione degli studenti con disabilità garantisce loro un percorso; il “Dopo di noi” si occupa delle persone prive di sostegno quando viene a mancare quello familiare. Oggi manca un programma strutturale che sostenga i disabili gravi da quando diventano maggiorenni e durante l’età adulta.

È fondamentale sostenere i progetti di vita indipendente, creare le condizioni sociali, culturali ed economiche per non lasciare sole le famiglie, occorre aiutare coloro che investono sull’inclusione come ad esempio l’Albergo Etico di Asti o il Teatroimg-20161209-wa0007 Patologico di Roma, la Locanda dei Girasoli. Occorre, inoltre, sostenere le famiglie attraverso il riconoscimento non solo formale del cosiddetto “care giver” o familiare assistente, garantendo ad esempio un accesso facilitato alla pensione, su cui avevo presentato alcuni emendamenti alla legge di bilancio.

Questa è la vera sfida, il vero senso della Carta Onu: includere ogni giorni le persone disabili nella vita attiva delle proprie comunità e dei propri territori.

Per farlo è necessaria una programmazione di lungo corso, di lungo respiro. Solo una politica di interventi correlati e garantiti nel futuro riuscirà anche a portare avanti una rivoluzione e una crescita culturale contro lo stigma che ancora emargina le persone con disabilità.

Oggi, qualcuno ancora si permette di insultare un disabile per la sua idea politica, come se fosse una condizione aggravante, o come se un disabile non dovesse poter esprimere una sua posizione. Oppure, pensando alla vicenda di Bebe Bio alla Casa Bianca, qualcuno si indigna sul fatto che un disabile, che grazie ai suoi meriti ha dato lustro alla nostra Nazione, non possa rappresentarla in un palcoscenico così importante e internazionale.

L’Italia e l’Europa stanno muovendo passi da giganti per l’applicazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma la #stradadeidiritti prevede ancora tante tappe da conquistare per sostenere il cambiamento culturale verso la reale e quotidiana integrazione delle persone con disabilità per una piena cittadinanza.

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