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IL PARTITO DEMOCRATICO CHE VORREI

Nella mia camera a casa dei miei genitori ancora c’è l’attestato di quel giorno del 2007: io, come molti altri della mia generazione, c’ero. 

Non avevo mai avuto la tessera di un partito prima di allora,  ma nel PD ci ho creduto dal primo istante perché si poneva finalmente come una forza riformista, progressista, non utopica, bensì pronta ad assumersi una chiara responsabilità di Governo.

Iniziava così una grande avventura che avrebbe attraversato in breve tempo il Paese le nostre città strada per strada, con un entusiasmo incredibile che coinvolgeva tanti uomini e donne.

Dopo 10 anni di questa straordinaria avventura ci avviciniamo probabilmente al Congresso più difficile della nostra giovane storia che concluderà un periodo tormentato, che ha avuto alcune tappe significative con la dolorosa sconfitta alle elezioni amministrative di Torino e di Roma, la sconfitta del 4 dicembre e, infine, la scissione. 

Se in un momento di difficoltà decidiamo di fermarci rinunciando a proseguire il cammino, senza provare ad alzare la testa e guardare avanti, al futuro, consapevoli del lavoro e dei valori del passato, abiuriamo alla nostra storia e ai nostri ideali. Uccidiamo la nostra straordinaria comunità.

Non possiamo fare finta che la grande stagione delle riforme portate avanti dal Partito Democratico negli ultimi anni non sia mai esistita o abbia prodotto solo nefandezze, perché sarebbe un falso storico. Noi abbiamo dato vita a una serie di iniziative che il nostro paese non vedeva da decenni e difficilmente avrebbe realizzato: le unioni civili, la legge contro il caporalato, il dopo di noi, la legge sull’autismo, la legge contro i reati ambientali, la riforma del Terzo settore, la riduzione delle tasse, il sostegno al diritto allo studio universitario, gli ingenti investimenti sul nostro patrimonio culturale, solo per citarne alcuni esempi che hanno inciso sulla vita reale di molti cittadini. E ne dobbiamo essere orgogliosi.

Il Partito Democratico, però, non si può fermare alla sconfitta referendaria e accartocciarsi in una deriva autoreferenziale e narcisista. Ok, abbiamo perso il referendum. Andiamo avanti. Il compito del Partito Democratico è quello di costruire delle risposte efficaci per tutti quei cittadini che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese e che,  per mandare un segnale e una richiesta di attenzione, hanno affidato il loro voto ai deliri populisti dei 5Stelle.

Bene, a Roma dopo 8 mesi molti cittadini rimpiangono le loro scelte e pagano il prezzo più alto dell’improvvisazione dell’ingenuità politicabasti pensare a quello che ho già definito in un articolo l’anti-welfare a 5 Stelle. Ma qual è la risposta offerta dal Partito Democratico? Siamo in grado di trovare una risposta condivisa consapevoli che rappresentiamo non solo in Italia ma anche in Europa una speranza per tutti quei cittadini che non cedono al richiamo delle sirene populiste, xenofobe e sovraniste? Siamo in grado di ascoltare organicamente le proteste e trasformarla in azione politica collettivaTroppo spesso si pensa a dividersi in correnti, a vedere se questo o quello è più DS o più Margherita, se ci si riconosce più in questo o quel leader, invece di ascoltarsi ed ascoltare.

Vorrei un partito che si riunisca sui territori per costruire proposte e non solo per ascoltare gli eletti, che esca dalle sedi per parlare con le persone, il sabato mattina al mercato o nelle piazze. 

Vorrei un partito capace di riconoscere le persone per le loro capacità al servizio di tutti, senza dividere la società in “fortunati” e “sfigati”, in grado di parlare un linguaggio semplice e comprensibile a tutti.

È un modo antico, è vero, non c’è nulla di nuovo, ma nella società veloce dei social media, nessuno ascolta, tutto scorre. Dunque, guardarsi negli occhi, stringersi la mano e bere insieme un caffè diventa un valore aggiunto, il valore delle persone. Vorreiperò, che tutto questo si facesse con regolarità e non solamente quando si è in cerca di voti. 

Perché un partito non vive solo in funzione del consenso, ma costruisce una visione di futuroLa nostra attività non può e non deve essere condizionata dal consenso, ma deve disegnare il futuro a lungo termine del nostro Paese. 

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