Disabilità/Governo

Prendersi cura dei danni sociali della crisi

Qualche giorno fa a Catania, il Premier Gentiloni ha ricordato come gli ultimi sette anni di crisi siano stati durissimi sul piano sociale e che, solo grazie ai sacrifici degli italiani, dei lavoratori e delle imprese, siamo stati in grado di fare un passo in avanti.

Ha detto giustamente che chi lavora nelle istituzioni: “ha il dovere di rappresentare le cose per come sono” e ha aggiunto che “veniamo da una crisi terribile, tuttavia abbiamo invertito la tendenza nei grandi dati aggregati dell’economia, ma abbiamo ancora molto da fare perché questa inversione di tendenza abbia effetti nella vita del Paese. Ciò sarà possibile solo se proseguiremo su questa strada. Bisogna prendersi cura dei danni sociali”.

Proprio da questa ultima frase, assolutamente condivisibile, occorre ripartire: ”Bisogna prendersi cura dei danni sociali”.

Ecco perché ho accolto con sgomento e preoccupazione la risposta del Sottosegretario Bobba all’interrogazione presentata dalla collega on. Donata Lenzi e i rischi eventuali collegati: sembrerebbe, infatti, che le politiche sociali siano ormai subordinate ad esigenze di bilancio e a decisioni economiche.

Pensiamo davvero che  “per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica“, si possa tagliare proprio il fondo per le politiche sociali e quello per le non autosufficienze?

Questo è un punto che non possiamo accettare, un punto che come forza progressista non possiamo avallare.

Sappiamo tutti bene che parliamo di fondi per le esigenze quotidiane delle fasce più deboli della popolazione, quelle più fragili, quelle più a rischio.

Le stesse necessità che sono state riconosciute dal governo Renzi con una serie di misure che hanno aggiunto e non certamente sottratto. Ed è questa la direzione che dobbiamo perseguire, non certo imprimere una frenata o, peggio ancora, una retromarcia.

Perché se le cose stanno così, mi domando, come sarà possibile fare fronte ai drammi sociali che stanno affrontando i cittadini italiani?  E come spiegheremo alle famiglie che vedranno ridursi i loro diritti che tutto dipende dalle esigenze di bilancio?

Come spiegheremo che la loro sorte si decide nelle stanze del MEF e tanti saluti al pagamento degli scuolabus, al bonus libri, all’assistenza domiciliare alle persone disabili, ai centri antiviolenza, al sostegno alla povertà?

Come dare torto alle associazioni quando gridano allo scandalo di fronte all’incoerenza di chi, mentre promette di progettare e costruire livelli essenziali di assistenza in ambito sociale validi in tutto il Paese, di definire un Piano per la non autosufficienza, di aprire una stagione in cui l’attenzione all’inclusione sociale sia significativa e unificante, progetta di talgiare in modo così pesante i fondi per le politiche sociali?

Quello che sta accadendo in questi giorni non va bene, è sbagliato e richiede quindi una correzione. E non basta certamente dire che questa decisione non è dipesa dalla volontà del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali .

Questa volta non basterà dire che non dipende dalla politica perché è proprio la politica e il Governo che devono trovare le risposte anche quando sono le più difficili.

Il Governo Renzi ha promosso politiche di sostegno ed inclusione, il Parlamento ha incrementato quei fondi. A questo punto, non è sufficiente una presa di distanza: serve sedersi a un tavolo e scongiurare questa sciagura.

Faccio, quindi, un appello al Governo, alle Regioni e a tutti gli attori coinvolti per trovare al più presto una soluzione positiva per il ripristino totale dei fondi.

Per quanto mi riguarda in questa battaglia, pure restando a servizio della politica nel caso si volesse superare questa decisione, sarò al fianco delle famiglie che, dopo questa scelta, vedranno ridursi i loro diritti.

 

 

La foto in evidenza è presa da qui
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