Diritti/Disabilità/Governo/Scuola

Una buona scuola, inclusiva.

Venerdì sono state approvate definitivamente dal Consiglio dei Ministri le “otto deleghe sulla scuola”. Cosa significa? Vuol dire che si è concluso il percorso legislativo e di riforma previsto dalla legge 107, la Buona scuola, appunto.

La riforma avviata dal Governo Renzi, ha avuto il merito di rimettere il sistema dell’istruzione al centro della programmazione del Governo attraverso una serie di notevoli investimenti e di misure innovative rilanciando questo segmento fondamentale della vita del nostro Paese.
Al netto delle singole valutazioni rimane la grande carica riformatrice di un’iniziativa politica e legislativa che ha saputo intervenire con il segno “+” e con un nuovo patrimonio di idee, laddove i governi precedenti avevano solo tagliato e ridimensionato.

Con le deleghe è stato compiuto il passo conclusivo e voglio riconoscere al Governo Gentiloni il merito di aver concluso il difficile percorso di riforma avviato e fortemente voluto dal Governo Renzi, che ha visto negli ultimi mesi una più significativa fase di ascolto e di confronto con il mondo della scuola, che ha indubbiamente portato i suoi frutti.
Due, a mio avviso, i risultati più significativi: la norma transitoria contenuta nel decreto attuativo della delega sulla nuova formazione iniziale che ha definito un piano pluriennale di immissioni in ruolo.

Questo consentirà di chiudere definitivamente la pagina del precariato dando organici stabili alle scuole per realizzare la propria offerta formativa.

Altro aspetto fondamentale è quello sull’inclusione degli alunni con disabilità.
Parto da quest’ultimo punto perché è quello che mi riguarda più da vicino, ma anche perché sulla capacità di promuovere una scuola davvero inclusiva si gioca la partita più importante e si misura l’abilità di un sistema di istruzione di dirsi veramente tale.

Con il testo iniziale della delega eravamo partiti con il piede sbagliato e ho condiviso molte delle preoccupazioni emerse negli incontri con le associazioni e nel corso delle audizioni. Ma dopo un grande lavoro di confronto e sintesi abbiamo trovato un buon punto di equilibrio.

I meriti di questa delega. Finalmente non si parla più semplicemente di integrazione come se il bambino o il ragazzo disabile dovessero essere inseriti tout court nella classe ma di inclusione e cioè di un ampio progetto che coinvolge tutta la comunità scolastica che deve collaborare per sostenere il percorso dell’alunno. Questo significa anche che l’alunno disabile o con bisogni educativi speciali non va semplicemente accolto e integrato nella classe ma che proprio alla classe va insegnato il valore dell’inclusione e del rispetto. Questa è l’unica strada per realizzare una scuola veramente democratica, una scuola per tutti.

Uno dei temi più delicati riguarda naturalmente il personale. Abbiamo bisogno di più insegnanti di sostegno che devono essere sempre più specializzati.
Riguardo il primo aspetto, mi auguro che, con la trasformazione degli organici di fatto in organici di diritto, già dal prossimo anno scolastico si aumenti il contingente, ma comunque il punto sta nel rafforzamento del ruolo del docente di sostegno. Con la delega si fa un passo avanti perché si introduce un corso di specializzazione ad hoc per primaria e secondaria (insieme a una specifica formazione anche per tutto il personale della scuola). 

Finalmente, nel processo di valutazione delle istituzioni scolastiche viene introdotto il livello di inclusività. Ogni scuola dovrà predisporre, nell’ambito del Piano triennale dell’offerta formativa, un Piano specifico per l’inclusione. Vengono poi rivisti, razionalizzati e rafforzati nelle loro funzioni gli organismi che operano a livello territoriale per il supporto all’inclusione, con un maggiore coinvolgimento delle famiglie.

Oltre a questi importanti passi avanti, rimangono alcuni nodi che presto dovremo risolvere. Credo, infatti, che lo studente disabile abbia bisogno dello stesso insegnante per un ciclo dei suoi studi. Questa idea ovviamente si scontra con il diritto del docente di chiedere dopo un certo numero di anni il trasferimento. Tuttavia, è fondamentale trovare un punto di equilibrio tra il diritto alla mobilità dei docenti e quello sacrosanto alla continuità didattica dei ragazzi. Troppo spesso il sostegno è stato un modo per aggirare le lunghe graduatorie delle classi di concorso disciplinari, per poi chiedere rapidi passaggi di cattedra. Credo che se la scuola deve essere lo strumento per dare piena cittadinanza a tutti i ragazzi si debba anche fare una riflessione seria su questo punto.

In ogni caso è stato stabilito un principio importante e cioè che in caso di un rapporto positivo con l’alunna o l’alunno e su richiesta delle famiglie, le docenti e i docenti con contratto a termine potranno essere riconfermati per più anni senza passare dalle annuali trafile di assegnazione della supplenza. A questo risultato importante si abbina quello di aver mantenuto a 20 il numero di alunni per classe in presenza di un ragazzo disabile o con bes.

Nel Paese che tra i primi abolì le classi differenziali e che ancora continua ad essere all’avanguardia per l’inclusione, non solo scolastica, delle persone con disabilità, questa delega sulla legge della Buona scuola ci permette di fare ulteriori passi in avanti.

Passi che segnano dei punti di non ritorno sulla strada, ancora lunga, ma ben avviata, per costruire insieme una scuola più inclusiva dove i diritti siano uguali per ognuno.

Qui il comunicato del Miur

Qui alcune slide esplicative

Qui alcune schede di approfondimento

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