Comunità/Diritti/Europa

Una Pasqua, e un mondo, pieno di domande

A pochi giorni dalla Pasqua e dal periodo festivo che ha portato con sé, non posso non pormi alcune domande, volgendo lo sguardo al nostro mondo.
Questa non è stata una Pasqua di pace.

Una dittatura decennale ed ereditaria, da tempo ha iniziato a sfidare la comunità internazionale, dando sempre più l’impressione di azioni dimostrative per propaganda interna piuttosto che una minaccia globale, ma sicuramente in grado di destabilizzare l’area e utilizzare armi nucleari. Cosa accadrà se i capi di questi due stati vorranno dar seguito a quel sentimento di rivalsa personale e a quella follia delirante di supremazia l’uno sull’altro?
E a chi, come il sen. Antonio Razzi, si professa, in maniera grottesca, amico sia di Assad che di Kim-Jong-Un cosa potremmo dire? Scegliti meglio gli amici?
Mentre assistiamo a uno sconvolgente e scellerato uso di armi chimiche contro i civili in Siria, dove si continua a morire senza soluzione di continuità, nel nostro Paese dobbiamo ancora fare i conti con il fronte trasversale dell’ “aiutiamoli a casa loro” costituito dalla Destra, la Lega e i 5Stelle. Mentre la comunità internazionale deve riuscire al più presto ad aprire corridoi umanitari che consentano ai civili di mettersi in salvo noi dobbiamo far fronte ad alcune dichiarazione dei nostri politici, immaginandoci cosa potremmo rispondere. Come spiegargli che “casa loro” non esiste più, e se ancora è in piedi è un luogo pericolosissimo dove è impossibile vivere dignitosamente? In quei luoghi non servono banconote (come quelle che qualcuno con eccesso di altruismo voleva stampare e gettare dal cielo) perché la carta e le monete non si possono mangiare e non servono per curare le ferite. Quello che serve è la pace.

Guardando alla Russia, poco lontano da noi, mi chiedo cosa sarebbe accaduto se senza il coraggio dei giornalisti di Nowaya Gazeta, eredi degli insegnamenti e dell’esempio di Anna Politoskaya, il mondo non avesse conosciuto le persecuzioni, agli arresti, le torture e la morte di molti appartenenti alla comunità LGBT in Cecenia? Bene ha fatto il Parlamento Europeo ad attivarsi immediatamente per tentare di fermare la persecuzione in atto in Cecenia degli appartenenti alla comunità LGBT, ma quando azioni decise affinché il rispetto dei diritti umani non sia solamente una dichiarazione di intenti ?

Infine il referendum turco. Nel giro di poco più di 10 anni la Turchia si è trasformata da un Paese esempio di inclusione tra fede e laicità a un’oligarchia ripiegata su sé stessa. Ciò che impressiona, tra le tante cose, è la rapidità con cui si sono succeduti gli eventi degli ultimi 10 mesi. Come si possono fare paragoni tra il referendum turco e quello italiano del 4 dicembre? Come si possono accostare una proposta di riforma per snellire la burocrazia di questo Paese con la reale svolta autoritaria turca? Come lo si può fare senza dimostrare una preoccupante miopia politica, incapace di valutare le differenze dal punto di vista dei contenuti e del contesto sociale? È evidente che dal tentativo di colpo di stato del luglio scorso, le successive retate che hanno portato in carcere giornalisti, professori universitari e politici abbiano mostrato inequivocabilmente il vero volto di Erdogan.

[E sempre rimanendo in Turchia dobbiamo mobilitarci tutti fino a quando il giornalista freelance Gabriele Del Grande non sarà rilasciato, utilizzando tutti gli strumenti diplomatici possibili. #GabrieleLiberoSubito].
Non è stata una Pasqua di pace. “Per quanto voi vi sentiate assolti, siete per sempre coinvolti” cantava De Andrè e aveva ragione. Perché quello che accade oggi nel mondo, per quanto distante da noi, non può, non deve lasciarci indifferenti.
Di fronte a questi eventi e al sentimento di impotenza, spesso frustrante, che ci può cogliere, noi non dobbiamo smettere di farci domande. Non dobbiamo voltarci dall’altra parte. Ma soprattutto, con tutta la nostra caparbietà e inidpendenza di pensiero, non dobbiamo smettere di pretendere risposte. O costruirle, laddove non ci piacciano quelle che abbiamo.

Immagine in evidenza presa da qui
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