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Non toccate lo Statuto di Roma Capitale

Vi è mai capitato? Quando una donna sul luogo di lavoro incorre in un errore, non importa la gravità, o fa una domanda, non importa se profonda o superficiale, se centrata o senza senso, spesso si sente questa frase: “ma lei non aveva niente da fare a casa invece di venire qui, signora?”.
E questo non è un semplice sberleffo o insulto. Ai colleghi uomini nelle medesime situazioni si può dire altro. Ma non quella frase, perché quel “ma lei non aveva niente da fare a casa” racconta e spiega gli aspetti più retrogradi che la nostra cultura non riesce a scrollarsi di dosso.
Una donna, al posto di stare in ufficio a chiedere o, peggio sbagliare, dovrebbe stare a casa. Quello è il posto dove avrà certamente qualcosa da fare che le compete. Non in ufficio, a dar fastidio agli uomini.
Io non mi sento solamente una femminista: lotto per i diritti di tutti coloro che sono discriminati, non solo per le donne. Eppure di quella battaglia iniziata alla fine degli anni ’60 mi sento l’erede.
L’aborto e il divorzio, così come la modifica del diritto di famiglia, la cancellazione del delitto d’onore, sono conquiste dovute a chi non ha abbassato la testa, a Franca Viola e alle sue sorelle.
Ero, come molte colleghe, vestita di bianco alla Camera per richiedere che la parità di genere fosse riconosciuta nella legge elettorale, non perché la ritenga la soluzione ad un male atavico, ma perché credo sia un segnale importante.
Non è facile, infatti, essere in politica per una donna ed è significativo che il Parlamento più rosa della storia Repubblicana veda la presenza femminile poco sopra al 30%, 20 punti percentuali sotto la parità.[Ma forse non è casuale, ancora oggi, che proprio il Parlamento più rosa della storia repubblicana porti a casa leggi e pene severe contro il fenomeno delle dimissioni in bianco, alle quali cui sono costrette le donne molto più degli uomini].
Essere donna in politica non è facile, soprattutto nel momento in cui ci sono in ballo le preferenze perché essere eletta è ancora più complesso. Nel corso degli anni è stata inserita la doppia preferenza in alternanza di genere, in un percorso lento che ha portato l’aumento della rappresentanza femminile in politica.
Ora, chi è sceso in campo da poco può ignorare questa storia, o forse lo fa per nascondere l’incapacità a trovare figure femminili e autorevoli per la Giunta capitolina. Avendo trovato un’alta rappresentanza femminile in aula Giulio Cesare si può pensare che le norme sullo statuto di Roma Capitale che tutelano la rappresentanza femminile siano obsolete e possano essere cancellare con un tratto di penna.
Ma cancellare i diritti conquistati non è mai un passo in avanti, ma molti passi indietro.
Per questo, per coloro che hanno combattuto per la parità, per chi sta combattendo per dare un futuro migliore alle donne di domani, utilizzeremo tutti gli strumenti offerti dalla democrazia per opporci a questa modifica del regolamento.
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