Roma

Cosa rischia veramente Roma con il nuovo progetto dello Stadio?

Premetto che, come ho sempre detto rimango favorevole allo stadio della Roma, sia come valore per la città, sia come progetto per vedere lo sport in maniera più moderna. Detto questo, però, voglio riflettere su come il nuovo progetto licenziato dalla Giunta peserà sulla Capitale e sul suo futuro.
Alla fine, dunque, (se le indiscrezioni dovessero essere confermate, alla faccia della trasparenza) lo stadio della Roma si farà, ma, come spesso denunciato, quello che doveva essere una grande opportunità per la squadra e per la città, diverrà (scusate, ma a questo punto direi che possiamo mettere da parte i condizionali di maniera) una cattedrale nel deserto che ricadrà sui romani.
Dei 270 milioni in opere pubbliche a carico dei privati, la nuova delibera ne prevede solo 120. Questo è un aspetto fondamentale, da cui scaturiscono le riflessioni principali.
Non avremo più le torri di un importante e famoso architetto internazionale per qualificare, anche esteticamente, una periferia degradata. Al suo posto un nuovo “corviale” (come già lo definisce la stampa), dopo il successo del primo. Un nuovo serpentone di 7 km di negozi, servizi e attività commerciali.
Ma il centro della vicenda, è un altro. Oltre alle opere cancellate, che sarebbero servite proprio alla viabilità/vivibilità della zona, oltre ai mancati ponti costruiti per aumentare la fluidità del traffico, oltre agli ammodernamenti stralciati o drasticamente ridotti su Metro B, Roma Lido, adeguamento fosso di Vallerano, per citarne alcuni, occorre vedere quanto questo progetto peserà sul futuro della Capitale.
La costruzione dello Stadio della Roma, così’ come previsto e concordato dalla Giunta di centrosinistra, significava almeno tre cose fondamentali:
Riqualificazione di una zona degradata con l’intervento di elementi architettonici di qualità e una iniezione di servizi. Un po’ come in passato avvenne per l’area abbandonata dove oggi sorge l’Auditorium che ha riqualificato la zona e l’offerta culturale dell’intera città.
Un nuovo rapporto “di forza” tra il pubblico e il privato. Non più uno sguardo quasi inerme di fronte ai progetti presentati, ma l’imposizione del bene e dell’interesse pubblico come preminente e precedente (in termini di realizzazione) a ogni interesse privato. Con la ricerca di un accordo, certo, ma con il faro della ricaduta positiva della città come prima guida. Processo nuovo e virtuoso, nella Capitale, che i Cinquestelle hanno già bloccato per la vicenda Torri dell’Eur, ad esempio.
Rilancio di grandi progetti sulla Capitale, cercando di rimuovere quella coltre di grigiume e di imbambarimento dei servizi che fa fuggire grandi investitori e non ne attrae altri (se non qualcosa, ancora, legato all’arte e alla storia), che sottrae alla Capitale capitali e lavoro. Insomma lo Stadio come simbolica prima pietra di una Roma che tornasse protagonista di crescita e sviluppo.
Questi sono i tre nodi principali, i tre nodi a cui tutti noi, cittadini dovremmo stare attenti e sui quali chiedere conto alla Giunta che prometteva trasparenza, che prometteva un nuovo rapporto con i poteri forti della città, che prometteva una rivoluzione che avrebbe cambiato Roma e della quale oggi riusciamo a scorgere solo gli effetti bloccanti. Quando non ci sia una vera e propria retromarcia.

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