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Vaccini: autodeterminazione? No responsabilità verso la comunità.

Gino Strada, un uomo che non può essere considerato servo delle case farmaceutiche, lo ha detto forte e chiaro: chi non vaccina i propri figli è un cretino. Il perché ce lo dicono la storia e i dati.

In Italia, purtroppo, il numero dei casi di malattie che pensavamo fossero state debellate è in costante aumento e quest’anno abbiamo registrato una crescita esponenziale dei casi di morbillo che ci inserisce nell’elenco dei Paesi a rischio epidemia.

Basterebbero i dati dell’OMS per rassicurare chi, in questi mesi, grida alla “dittatura del vaccino”: tra il 2000 e il 2013, la profilassi contro il morbillo ha impedito circa 16 milioni di morti. E chi oggi si lamenta dell’obbligatorietà dei vaccini, dovrebbe sapere che questa scelta è dipesa dal fatto che molte famiglie non vaccinano più i loro figli e che, per questo, il nostro Paese -a differenza di altri- è considerato a rischio.

L’obbligatorietà, dunque, diventa l’unico strumento per proteggere la nostra comunità, tutelare i più indifesi e dare un segnale a chi si affida a teorie rischiose e con dubbie evidenze e non agli scienziati. Quelle persone dovrebbero sapere che molte malattie (poliomelite, pertosse, difterite, vaiolo, etc.) sono state debellate con la profilassi vaccinale e che, oggi, proprio grazie ai vaccini circa 3 milioni di bambini vengono salvati da morte certa. Questo non è un dato soggettivo o confutabile, stiamo parlando della realtà delle cose.

Se diminuisce la copertura vaccinale salta la cosiddetta “protezione di gregge”, cioè una diffusione tale dei vaccini da rendere quasi impossibile la circolazione di virus e batteri che così, tra l’altro, proteggere anche chi non può vaccinarsi per motivi di salute. Ne va anche della solidarietà di una comunità, del senso di protezione diffuso di un bene comune: si vaccinano i propri figli anche pensando a quelli degli altri. Limitando la diffusione di un virus proteggiamo anche i più deboli (quelli che a causa di patologie non possono eseguire la profilassi). Oggi la copertura è drammaticamente diminuita e il rischio è aumentato esponenzialmente. Cosa dovrebbero fare le Istituzioni? Assistere con le mani in mano a questa regressione?

Bisogna dirlo chiaramente: i vaccini non sono una minaccia per i bambini e questo dato, come ho cercato di spiegare, è dimostrato dal numero di malattie debellate negli anni grazie alla profilassi di massa.

È drammatico come lo scetticismo verso le istituzioni stia portando molti genitori a rischiare la vita dei propri figli, esponendo a rischi anche chi non ha possibilità di scelta e non può vaccinarsi.

Bisogna fidarsi della scienza ed essere informati perché le malattie infettive non riguardano gli individui, ma intere popolazioni. Purtroppo, in una fase in cui la capacità di giudizio viene meno, lo Stato deve prendersi letteralmente cura dei propri cittadini.

Su questo tema può esistere libertà di scelta e di autodeterminazione? No, perché non vaccinarsi non ha esiti sulla salute del genitore ma su quella del figlio che non può scegliere e su quella degli altri che potrebbero subire gli effetti di una decisione che, troppo spesso, si fonda su convinzioni errate e infondate.

Quindi, bene il decreto e bene tutto il lavoro che verrà fatto in questi giorni nelle aule parlamentari per migliorarlo. La salute non è un gioco.

 

[l’immagine in evidenza è presa da qui]
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