ambiente/condono/dissesto idrogeologico

Siamo il Paese dei se e dei ma.

In questi giorni il maltempo ha devastato il nostro Paese, portando morte e distruzione.

La foresta degli Stradivari è stata praticamente sradicata, il Cadore devastato, le città sono state attraversate da venti fortissimi che hanno abbattuto centinaia di alberi, uccidendo anche alcune persone. Ieri notte un fiume che è straripato ha portato via due famiglie, nove persone, che ignare avevano affittato una casa costruita sul letto di un fiume.

Il giorno dopo abbiamo appreso che quella casa sarebbe dovuta essere demolita nel 2011, sette anni fa perché abusiva. Però era ancora lì.

L’Italia è proprio un Paese strano, in cui si fanno 3 condoni in 30 anni e tutti sono felici per la veranda, la stanza in più, quella rimessa degli attrezzi trasformata in casa, quelle costruzioni in zone sismiche, sulle coste,… Li dove per natura non dovrebbero stare, ma che prima o poi arriva un condono edilizio a sanare. E tutto passa.

Sembra che il condono sia come una grande gomma da cancellare che toglie vincoli paesaggistici e ambientali e sorpassa norme e leggi con una pacca sulle spalle.

Ma l’Italia ha bisogno di politiche serie e soprattutto di certezze: se in un luogo non si può costruire, niente deve essere costruito. MAI. Senza se e senza ma.

Ma la teoria la conosciamo tutti. Poi c’è la pratica e una politica che ancora una volta si piega ai “ma” e ai “però” e vota l’ennesimo condono.

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