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Il mondo dello sport deve essere ascoltato. Tutto.

La legislatura ha ancora 4 anni e mezzo davanti eppure corre all’impazzata. Una corsa a perdi fiato, come se non ci fosse mai tempo per il confronto.

La riforma della Coni Servizi SpA ne è esempio lampante:

la riforma dello sport italiano è racchiusa in 4 capoversi della Legge di Bilancio, all’articolo 48. Un argomento tra i tanti. Un argomento qualunque.

I tempi di discussione della legge di stabilità sono molto rigidi, deve essere approvata entro la fine dell’anno e siamo già al 18 novembre.

Inserire questa riforma all’interno di 4 paragrafi della legge vuol dire silenziare il dibattito, mettere a tacere le possibili voci critiche, chiudere a qualsiasi forma di dialogo.

Il Governo avrebbe potuto presentare una legge organica, in cui si sarebbero potuti affrontare i problemi ancora aperti dello sport italiano sostenendo lo sport di base attraverso il riconoscimento del volontariato sportivo che è il perno dello sport italiano, aiutando le associazioni sportive dilettantistiche anche attraverso il riconoscimento della Asdus. Sarebbe stato bello se almeno per una volta fosse stato unito ed ascoltato, tutto il mondo dello sport, senza alzare muri tra gli atleti di élite che hanno l’onore di rappresentare l’Italia e il mondo dello sport di base, per tutti, senza il quale non esisterebbero gli atleti di vertice. Bisogna ringraziare, ascoltare e valorizzare le associazioni sportive dilettantistiche e gli enti di promozione sportiva. Si sarebbe potuto fare in 3-6 mesi, senza scontri ma con il confronto con chi lo sport lo vive ogni giorno.

Invece si assiste ad un arroccamento.

La discussione di una riforma complessiva e ampia sarebbe stata un’ottima occasione per iniziare il percorso verso il professionismo sportivo femminile, o almeno il semi professionismo alla francese. Invece no, bisogna correre e tutto questo non è mai una priorità.

Secondo il Governo la Coni Servizi SpA è il male assoluto dello sport italiano? Si poteva chiudere e dare le sue competenze al delegato del Governo in materia di Sport. Invece no. Un cambio di nome e poltrone nuove di zecca da spartire.

La priorità, invece, sembra quella di portare la politica dentro lo sport per avere qualche posto in più da spartire e centinaia di milioni di euro da gestire. C’è fretta, come se il tempo stesse per scadere. E forse è così, forse noi non lo sappiamo, ma dietro l’angolo c’è la crisi di Governo, la fine della legislatura e le elezioni. È l’unica lettura possibile davanti a questa bramosia.

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