assistente sessuale/Diritti/Disabilità/Donne/lovegiver

Love giver, parliamone insieme.

Troverò mai un uomo con cui condividere la mia vita? Questa è stata la domanda che mi ha logorato per gran parte dei miei 32 anni.

Per tutta l’adolescenza sono stata convinta che per me il principe azzurro non sarebbe mai arrivato.

Del resto chi avrebbe mai voluto passare una tutta la vita con una persona che avrebbe potuto avere bisogno di assistenza in qualsiasi momento?

Lo pensavo davvero.

Nel frattempo la mia vita scorreva normalmente tra lo studio in Italia e all’estero, il circolo del Pd del mio quartiere e i miei amici.

A 24 anni ho incontrato Luca, ci siamo messi insieme, iniziando un’avventura che continua ancora oggi. All’inizio della nostra relazione i miei dubbi erano tantissimi e pesanti come macigni, non mi sentivo all’altezza, come se la mia disabilitá fosse davvero un mostro che mi impediva chissà cosa. In realtà giorno dopo giorno abbiamo scoperto quanto potessimo stare bene insieme e che la vita ci voleva riservare tante altre sorprese.

Tra l’inizio dell’adolescenza e l’incontro con Luca ero una ragazza come tutte le altre, con le due passioni e i suoi innamoramenti, quasi sempre, non ricambiati. Ma per avere problemi in amore non bisogna per forza essere disabili, basta avere qualcosa per cui “esci dal giro”.

Per molti ragazzi con disabilitá il rapporto con la propria sessualità e con le proprie pulsioni è una scoperta continua, come tutti, la differenza può essere nella prospettiva e nella reazione della società.

Credo che l’educazione sessuale a partire dalle scuole sia uno strumento straordinario, per tutti gli adolescenti, per imparare a relazionarsi con il proprio corpo, non spaventarsi delle proprie reazioni, capire che è tutto perfettamente normale.

L’assistente sessuale può configurarsi più o meno come una persona che accompagna le persone con disabilitá alla scoperta di se stessi.

Con molta attenzione.

L’istituzione di questa figura mi lascia alcune perplessità che secondo me si dovrebbero affrontare con dei paletti estremamente rigidi

1) una selezione molto rigorosa dei candidati prima e dopo la formazione

2) una definizione precisa di quale sia il limite e il consenso, soprattutto in presenza di persone con disabilitá intellettivo relazionale.

3) le persone con disabilitá hanno meno possibilità di difendersi in caso di molestie o violenze, per questo bisognerebbe costituire un’aggravante penale per eventuali assistenti che abusano del loro ruolo.

4) incrementare l’accessibilità e l’inclusione sociale delle persone con disabilitá attraverso un Piano Nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali di 5 miliardi di euro. Per permettere a tutti di frequentare bar, biblioteche, discoteche, Università, treni.

Sabato 24 a Cosenza ci confronteremo su questi temi con i GD e i FutureDem nella sede cittadina della CGIL. Se volete ascoltare, fare domande, intervenire, vi aspettiamo!!!

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