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Prendiamoci cura di noi stessi e di chi ci sta intorno

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Photo by Pixabay on Pexels.com

 

In questi giorni l’attenzione si è catalizzata sul servizio della trasmissione Le Iene riguardante i lavoratori della ditta dei Di Maio, in questo modo un altro servizio è passato del tutto inosservato quello sulle chat WhatsApp che spingono le ragazzine all’anoressia, dando loro consigli su come fare.

Una cosa gravissima. Gruppi che spingono le ragazze all’adorazione dell’anoressia come se fosse l’unico modello da perseguire. Le chat di messaggistica istantanea irrompono nella vita delle ragazze in qualunque momento della giornata, incoraggiando e indicando il percorso da seguire per mangiare sempre meno, fino all’esaurimento delle forze.

Nel servizio si leggono messaggi entusiastici che sono però delle grida d’allarme davanti alle quali non possiamo rimanere indifferenti: ragazzine giovani e giovanissime che non riescono più a compiere normali attività quotidiane come salire delle rampe di scale, giovani corrose dal freddo e dalla solitudine, ma perché?

La risposta può arrivare da questa intervista della trasmissione Nemo: “Il cibo è vita, se rinunci al cibo stai rinunciando alla tua vita!”. La voglia di sparire, la paura di vivere, la paura del giudizio degli altri, può essere terribile.

Per motivi molto diversi anche io a volte ho pensato che sarebbe stato meglio non essere nata, ho avuto paura dello sguardo e del giudizio degli altri, sono stata presa di mira.

Una volta, avevo 8 anni, mi sono tagliata un ampio ciuffo sulla fronte, creando una frangetta tutta storta. Odiavo i miei capelli che ero obbligata a tenere lunghi, perché la maestra ce lo imponeva. I capelli corti erano per i maschi. E io non ero libera neanche di scegliermi il taglio dei capelli. Poi c’erano le lunghe ore passate in un angolo del cortile, a guardare gli altri, perché dovevo imparare quale fosse il mio posto nel mondo, da un lato, seduta, nascosta, mai al centro della scena. Anzi una volta si, quando ho fatto la grotta nella recita di Natale. Una bambina-grotta, nascosta dalla carta del presepe. Ero vittima della cultura dominante dell’epoca, 20-25 anni fa, quando le differenze erano una colpa da espiare.

Essere al centro dell’attenzione della tua classe può essere difficilmente sostenibile: le scarpe sparite al ritorno nello spogliatoio, la colla sedia(per fortuna stick), il laser puntato negli occhi (resi fragili da un distacco di retina dopo la nascita, ma questo loro non potevano saperlo), io sono riuscita a prendermi cura di me attraverso lo sport. Ma ho spesso danzato su quel filo sottile che ti fa pensare, anche solo per un attimo, a sparire.

Le storie che ogni tanto ci raccontano i media non dobbiamo lasciarle cadere nel vuoto, ma dobbiamo ascoltare quel grido d’allarme, dobbiamo insegnare alle prossime generazioni a prendersi cura degli altri, a non fermarsi mai alle apparenze, a non offendere, insultare deridere, perché davanti a sé c’è una persona con dei sentimenti e delle fragilità, persone da aiutare e non da deridere.

Insegniamo alle future generazioni l’importanza del prendersi cura di se stessi e degli altri, insegniamo loro ad apprezzare quante abilità differenti e sorprendenti ci sono in ognuno di noi.

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