razzismo/Senza categoria

NON MI AVRETE MAI COME VOLETE VOI.

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Photo by Pixabay on Pexels.com

Il Censis ha appena diffuso una nuova fotografia della nostra società incattivita, abbrutita e divisa in parti difficilmente sanabili. Tutto viene riportato ad uno scontro tra il fronte dei “buoni” e quello dei “cattivi”, a seconda del proprio punto di vista, arroccandosi ognuno sulle proprie convinzioni, senza aprirsi all’ascolto ed al confronto.

Ma la cosa più preoccupante è l’effetto pratico che questa concezione sociale sta causando ogni giorno. Nell’ultimo anno c’è stata un’impennata di reati di stampo razzista, raid contro gli immigrati, gli stranieri, i diversi, che riportano ad uno scontro corpo a corpo di una difesa personale che, dal Leviatano in poi, pensavamo di aver archiviato per sempre.

La brutale aggressione ai danni di una donna di etnia Rom accusata dalla folla di tentato furto e pestata selvaggiamente dalla massa ne è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo. La scena, ben descritta da Giorgia Rombolà, giornalista di Rai News 24, continua all’interno dei vagoni, mostrando la solitudine del suo sentimento di umana pietas nei confronti di una donna massacrata e di sua figlia, che ha dovuto assistere alla scena. Non solo nessuno ha tentato di difendere la donna dall’aggressione, ma la gente una volta sfogata la rabbia sulla donna rom, passa con veemenza a sfogarsi sulla giornalista, rea di buonismo.

Mi tornano alla mente i miei compagni di scuola che venivano dal campo Rom di Casilino 700, alla periferia di Roma. Per motivi diversi, eravamo gli esclusi dalla vita sociale: io per le mie gambe, loro per la loro casa, la loro lingua, le loro tradizioni. Frequentemente ci trovavamo in quell’angolo di solitudine di cui parlo spesso e giocavamo insieme al gioco dell’anello o a quello del telefono (erano gli unici che mi erano consentiti dalle insegnanti perché si facevano rigorosamente da seduti e con il divieto assoluto di essere io quella che passava l’anello di mano in mano, un gesto giudicato troppo pericoloso). Ripenso all’affetto sincero che c’era tra noi, all’aspettarci reciprocamente. Non mi è mai sparita neanche una matita. Per dire. E ripenso a quella bimba che l’altro giorno è stata costretta ad assistere al pestaggio pubblico di sua madre, inerme.

Ma veramente ci dobbiamo rassegnare alla violenza cieca come unico strumento possibile? Dobbiamo iniziare a credere che la difesa personale in qualsiasi modo e con qualsiasi conseguenza sia giusta e normale? Ci dovremo abituare ad avere città piene di sceriffi fai-da-te e duelli all’alba?

IO NON LO FARO’ MAI. Io continuerò a credere nello Stato e ad affidare allo Stato, agli uomini delle forze dell’ordine, ai suoi Servitori, la tutela dei cittadini e della società. Affinché la legge sia uguale per tutti, oltre il sesso, la provenienza e la religione.

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