Laura Coccia e lo sport per le donne

Laura Coccia è oggi una deputata del Partito Democratico, ma in passato è stata una atleta, affetta da tetra paresi spastica, che ha iniziato nel 1999 a gareggiare nei Giochi Studenteschi per ragazzi disabili, la prima edizione per la quale ha dovuto farsi sentire parecchio.

La Coccia domenica scorsa ha osservato la maratona di Roma, in cui hanno gareggiato oltre le cento mila persone, nelle due gare che si sono disputate, una da quarantadue chilometri e quella più semplice da cinque. Alla partenza, ha notato con soddisfazione e una certa gioa il fatto che erano presenti corridori di nazionalità diverse, secondo gli organizzatori sono arrivati da ben novanta Paesi, da tutto il mondo. Così si mescolavano italiani, francesi, americani, inglesi e russi, bianchi, neri, gialli, senza alcuna discriminazione. Perchè lo sport ha questo potere: ha il potere di unire tutti sotto un’unica bandiera, quella del mondo, una bandiera che non ha capi, religione, palazzi del potere, bensì sopravvive grazie all’unità che si dimostra in eventi come questi.

Laura Coccia conosce bene il mondo dello sport, e lo conoscere ancora meglio per la sua condizione, per la sua disabilità ma soprattutto come donna, ancora oggi discriminate nello sport. Nei telegiornali, in particolare il sabato e la domenica, si sente parlare di chi ha vinto questa o quella partita di calcio, lo sport per eccellenza in Italia, ponendo in secondo piano altri sport e altri atleti, quest’ultimi specialmente donne.

Ma Laura denuncia un fatto molto grave: in Italia è presente la legge numero novantuno, del 1981, la quale vede come sport con atleti professionisti solamente il calcio, la pallacanestro, ciclismo, golf, pugilato e motociclismo, e questi prevedono la presenza di atleti professionisti che percepiscono una retribuzione in quanto tali. Non sono previste invece atlete professioniste, che anche se campionesse olimpiche vengono viste come dilettanti,percependo così una retribuzione molto bassa.

Questo accade in Italia, dove le donne dovrebbero essere trattate nello stesso modo in cui vengono trattati gli uomini. E’ stata presentata una mozione in Parlamento per richiedere che non ci sia questa continua discriminazione, e che le donne vengano tutelate in modo egualitario, oltre che garantire la partecipazione a qualsiasi sport, e che questo venga riconosciuto. La Coccia denuncia anche un fatto, tra i mille che avvengono ogni giorno in Italia: molti circoli sportivi di Roma, per regolamento, hanno il divieto di fare il tesseramento alle donne.

Un trattato europeo prevede la totale parità dei sessi nello sport, ma tale norma non è ancora entrata nel regolamento italiano, da quasi tre anni dalla sua emanazione. Cosa aspetta il Parlamento ad autorizzare la ratifica?

di Alessandro Bovo

www.justnews.it

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