Una ragazza con le ali ai piedi

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Le avevano detto che non sarebbe sopravvissuta: invece ce l’ha fatta. Le avevano detto che non avrebbe camminato: è diventata campionessa di atletica.
Ora la deputata Laura Coccia ha presentato una proposta di legge. Perché i bambini possano correre lontano.

di Dario Borriello

188_8852” I medici mi avevano data per morta. Mi ha salvata l’intuizione di una giovane pediatra neolaureata.” Inizia così il racconto di Laura Coccia, 28 anni, colpita da tetraplesi spastica a causa di un’infenzione contratta alla nascita. Oggi Laura è una deputata del PD e l’ideatrice di CrescoAttivo, una proposta di legge appena presentata per affiancare, nella scuola primaria, i laureati in Scienze motorie al maestro unico. “Perché avere un professionista che aiuti un bambino a far muovere un corpo in evoluzione ha un valore enorme. La mia storia insegna” spiega.

Ed è una storia che ha dell’incredibile.

“Sono entrata in coma il 26 aprile 1986, il giorno della tragedia di Cherobyl, I medici pensavano che non ce l’avrei fatta, anche perché mi curarono in maniera sbagliata. Per fortuna una giovane pediatra ebbe l’idea di farmi fare un ricambio totale del sangue. Un miracolo”

Quell’infezione è stata la causa di tutti i suoi problemi fisici.

“Dissero subito che avrei riportato danni, ma non quantificabili prima dello sviluppo. La diagnosi definitiva arrivò quanto avevo tre anni e i medici videro che il mio problema non era legato ai ritardi cognitivi.”

FROSINONE 05Quali ricordi ha della sua infanzia?

“Alle elementari le mie insegnanti non sapevano come integrarmi. Mi facevano arbitrare le partite di pallavolo dei miei compagni, mentre desideravo scendere in campo. Sintomatico di come percepissero la mia disabilità è il ruolo che mi assegnarono nella recita di quarta elementare: facevo la ‘grotta’. Mi avevano vestita con la carta del presepe verde e marrone. Una roba tristissima. Non dimenticherò mai le giustificazioni delle mie insegnanti: ‘Così stai seduta e non si vede’. Come se avessi dovuto vergognarmi di non essere uguali agli altri.”

Alle medie, poi, l’incontro che le cambiò la vita.

“Il mio professore di educazione fisica, Gianni Alessio. Appena conosciuto mi disse: ‘Preparati che inizi a correre’. Mi iscrisse ai Giochi della gioventù e i primi 60 metri di gara mi sembrarono la finale delle Olimpiadi: ci misi secoli per arrivare al traguardo, ma fu un trionfo.”

Senza titolo-1

Da lì è iniziata la sua carriera sportiva. Un campionato d’Europa e oltre 25 titoli nazionali nei campionati per disabili, nei 100 e nei 400 metri.

“Quando sono entrata per la prima volta in uno stadio, ho deciso di mostrarmi in top e pantaloncini, con tutte le cicatrici, senza vergognarmi del mio corpo. Perché è una mappa della vita. Avrei potuto partecipare alle Paralimpiadi, ma il regolamento imponeva di gareggiare in carrozzina. Ho rinunciato.”

Non le chiedo il perché: correre e vivere in piedi vale più di qualsiasi medaglia olimpica.

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