Max Hauke e il video della vergogna

 

IMG_20190301_231619

Il video dello sciatore austriaco Max Hauke mentre si sottopone ad una trasfusione di sangue illecita per migliorare le sue prestazioni sconvolge e alza il tappeto e mostra la polvere. Davanti a quelle immagini nessuno può fare finta di niente.

L’indagine mostra il coinvolgimento di atleti di più nazionalità, perché il doping e un fenomeno diffuso, che va combattuto con azioni concrete, come una comunità. Perchè chi si dopa trucca le regole del gioco, bara, chi si dopa distrugge il suo corpo, rischia di morire. Per una medaglia, forse.

L’Europa dovrebbe lavorare per uniformare la legge antidoping in tutti i paesi membri, vietando le stesse sostanze e le stesse pratiche, condividendo le informazioni, le indagini.

Lo sport e un gioco serio, fatto di sogni sudore e fatica. Niente più dell’acido lattico.

L’antiwelfare del Governo: i disabili hanno fame? Mangino tartufi! 😤😤

Nella manovra votata dal Parlamento a fine dicembre, in tutta fretta, senza che i senatori avessero materialmente il tempo di leggerla hanno trovato i soldi per tutto. Anche per abbassare le tasse sui tartufi.

Per i disabili neanche un centesimo.

Dal Governo sono arrivate continue rassicurazioni: l’aumento delle pensioni di invalidità arriverà a gennaio, poi a febbraio, oggi ci dicono: stiamo lavorando, ci vuole pazienza.

Ora la questione non è complicata: oggi le pensioni di invalidità sono di 285€ al mese hanno promesso di portarle a 780€ al mese. Un aumento di 490€ al mese, per 1 milione 70 mila che prendono la pensione. Quindi servono 495€ x 1.070.000 = 529.650.000€ al mese x 13 mensilità = 6.885.450.000.

Dunque, fatti questi calcoli con una semplice calcolatrice, il governo ha (quasi) 7 miliardi di euro per le persone con disabilitá?

Il senso della piazza all’epoca dei social network

Oggi tutto corre veloce a ritmo di click, tutto viene consumato tra like e condivisioni e i messaggi arrivano comodamente a casa.

E allora che senso ha scendere in piazza? Faticare per uscire di casa, comprare un biglietto del treno, occupare uno spazio fisico in una piazza, stare in piedi ad aspettare, per ascoltare, discutere e confrontarsi.

Il senso della piazza è quella del confronto guardandosi negli occhi e instaurando un rapporto di fiducia più profondo dello scrivere un messaggio sui social al quale qualcuno da una stanza lontana risponderà più o meno asetticamente, forse facendo finta di essere un’altra persona.

La piazza è un luogo dove ci si ritrova, perché si è accomunati da un’idea, un principio, un progetto di futuro. È il luogo del confronto dove le idee maturano, si sviluppano, progrediscono, a volte cambiano, non un alternarsi di post in cui si tenta ciecamente di convincere l’interlocutore di avere ragione.

L’agorà, la piazza, è per tradizione questa si millenaria, il luogo dell’incontro e del confronto. Sta a noi uscire dal web per imparare a guardarci negli occhi. Con umiltà. Apriamo i nostri orizzonti e troveremo il futuro.

Laureati in scienze motorie nella scuola primaria, dopo il passaggio di testimone è ora di tagliare il traguardo

È bello quando qualcuno porta a conclusione la battaglia alla quale hai contribuito con lavoro, ascolto e determinazione.

Il ministro Bussetti lo ha promesso, la Camera ha approvato e ora tocca al Senato. Sarà un inserimento graduale, per un problema di costi: per aggiungere personale serve trovare tanti fondi.

Bene, spero che ora il testimone sia portato al traguardo. Siamo pronti a festeggiare insieme questa vittoria per tutti i bambini!!!

Reddito di cittadinanza e il rischio di una guerra tra poveri.

antique bills business cash
Photo by Pixabay on Pexels.com

Da mesi avevano promesso l’aumento delle pensioni di invalidità a 780€, una misura giusta perché permette alle persone che hanno bisogni specifici di poter beneficiare di un supporto economico in più.

Era un principio giusto che avrebbe garantito un po’ più di equità, soprattutto perché l’Italia è un Paese ancora molto indietro sull’applicazione delle sue meravigliose leggi sull’inclusione e l’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali, che troppo spesso rimangono lettera morta.

Mi ero illusa anche io che il braccio di ferro con l’Europa potesse servire anche a recuperare quelle risorse indispensabili per garantire delle pensioni più alte a tutti i cittadini che ne beneficiano. Mi sbagliavo.

I primi giorni dell’anno, dopo aver letto la Manovra approvata talmente di corsa da non aver dato il tempo ai senatori neanche di leggerla, me ne sono resa conto e ho lanciato l’allarme in un video rilanciato sui social.

Da un paio di giorni anche dal Governo si è alzata la timida voce della Lega che ha minacciato di non votare il reddito di cittadinanza se non c’è qualcosa anche per i disabili. Già perché per i disabili nella manovra sono previste solo le briciole della pioggia di miliardi in più garantite dallo sforamento del deficit fino al 2,04%, oltre al taglio di oltre 1 MILIARDO di euro sul sostegno scolastico. Sulla legge di bilancio consiglio la lettura di questo ottimo articolo di Iacopo Melio.

Oggi, dopo le proteste di tutto il mondo della disabilità, Luigi Di Maio annuncia che ci sarà qualcosa anche per circa 260.000 disabili prendendo i soldi dalla riduzione dei beneficiari stranieri. Ma che c’entrano gli stranieri con i disabili? Che bisogno c’è di togliere un sussidio a chi magari per anni ha lavorato nel nostro paese e si trova in difficoltà? Perché innescare questo conflitto tra bisogni diversi, puntando sempre contro chi viene da un altro Paese? Con questa decisione Di Maio consegna definitivamente il Movimento 5 Stelle alla destra populista e razzista, ma soprattutto, dimostra ancora una volta quanto il suo partito ormai risponda ad ogni diktat di Salvini.

 

Costruiamo insieme il sogno di Antonio

Antonio Megalizzi ci lascia un’eredità importante: realizzare il suo sogno quello di un’Europa senza confini e senza barriere, un’Europa finalmente unita.

Antonio era un ragazzo della mia generazione, che ha vissuto per pochi anni l’Europa dei confini e delle frontiere, di quando per andare in Austria c’era la fila al Brennero per passare la frontiera e c’erano i controlli. “Documenti prego!” E qualche centinaio di metri dopo “Reisepass, bitte!” scena che ormai è rimasta solo in un celebre film di Verdone, consegnata al passato. Ora di quelle frontiere esistono solo i vecchi caselli, lasciati per ricordare che un tempo c’era un confine vero, per il quale cento anni fa i ragazzi della nostra età sono morti.

Ma l’Europa è anche il simbolo dell’accoglienza, nata per portare pace e unità dopo essere stata devastata dall’odio razziale e da folli idee di supremazia.

In questi anni abbiamo fatto i primi passi importanti, ma la strada verso un’Europa federale è ancora lunga, anche se l’Europa esiste già. L’Europa è in ogni ragazzo che parte per l’Erasmus con la voglia di imparare, di conoscere, di festeggiare feste diverse e non festeggiare le proprie, di imparare un’altra lingua, mangiare cose diverse (ma sempre con una Moka in valigia) e confrontarsi con un modo diverso di vivere. Perché la diversità è una ricchezza che non può fare paura.

Dobbiamo continuare a costruire l’Europa, a difenderla da chi vuole convincerci ad arroccarci nelle nostre certezze. Lo dobbiamo a Valeria, Fabrizia, Antonio.

Chi paga le promesse del Governo?

money coins finance cash
Photo by Tookapic on Pexels.com

Dopo mesi di esibizioni muscolari, prove di forza e spread alle stelle, l’approvazione della Manovra da parte della Camera, il Governo capisce di aver sbagliato e torna indietro. Scusate, ci siamo sbagliati il deficit sarà al 2,04 invece che al 2,40. Qualche decimale, come l’ha chiamato il ministro Matteo Salvini, che però vale qualche miliardo di euro, miliardi in meno, ovviamente, che occorrerà tagliare da qualche parte, ma dove?

La retromarcia costerà circa 6,5 miliardi, che bisognerà cancellare. Dove si taglierà? Probabilmente un po’ dal Reddito di Cittadinanza, un po’ da quota 100, ma temo che, come sempre, ci saranno tagli sul sociale, dove il Governo ha già dimostrato di non voler investire, respingendo gli emendamenti di Dall’Osso che chiedeva “solo” 10 milioni di euro, con le conseguenze che conosciamo.

I mesi di spread alle stelle e incontrollato ovviamente alza il costo che lo Stato e i cittadini devono pagare anche attraverso l’innalzamento dei tassi dei mutui, quindi, le i soldi sono ancora meno..

Dovremo lottare, chiedere, implorare, non per avere qualcosa in più, ma per sperare di mantenere quello che abbiamo, perché i diritti non sono per sempre. E l’incremento dei fondi per la vita indipendente, il dopo di noi e il caregiver, rimarranno solo un miraggio.

NON MI AVRETE MAI COME VOLETE VOI.

air animal portrait animals background
Photo by Pixabay on Pexels.com

Il Censis ha appena diffuso una nuova fotografia della nostra società incattivita, abbrutita e divisa in parti difficilmente sanabili. Tutto viene riportato ad uno scontro tra il fronte dei “buoni” e quello dei “cattivi”, a seconda del proprio punto di vista, arroccandosi ognuno sulle proprie convinzioni, senza aprirsi all’ascolto ed al confronto.

Ma la cosa più preoccupante è l’effetto pratico che questa concezione sociale sta causando ogni giorno. Nell’ultimo anno c’è stata un’impennata di reati di stampo razzista, raid contro gli immigrati, gli stranieri, i diversi, che riportano ad uno scontro corpo a corpo di una difesa personale che, dal Leviatano in poi, pensavamo di aver archiviato per sempre.

La brutale aggressione ai danni di una donna di etnia Rom accusata dalla folla di tentato furto e pestata selvaggiamente dalla massa ne è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo. La scena, ben descritta da Giorgia Rombolà, giornalista di Rai News 24, continua all’interno dei vagoni, mostrando la solitudine del suo sentimento di umana pietas nei confronti di una donna massacrata e di sua figlia, che ha dovuto assistere alla scena. Non solo nessuno ha tentato di difendere la donna dall’aggressione, ma la gente una volta sfogata la rabbia sulla donna rom, passa con veemenza a sfogarsi sulla giornalista, rea di buonismo.

Mi tornano alla mente i miei compagni di scuola che venivano dal campo Rom di Casilino 700, alla periferia di Roma. Per motivi diversi, eravamo gli esclusi dalla vita sociale: io per le mie gambe, loro per la loro casa, la loro lingua, le loro tradizioni. Frequentemente ci trovavamo in quell’angolo di solitudine di cui parlo spesso e giocavamo insieme al gioco dell’anello o a quello del telefono (erano gli unici che mi erano consentiti dalle insegnanti perché si facevano rigorosamente da seduti e con il divieto assoluto di essere io quella che passava l’anello di mano in mano, un gesto giudicato troppo pericoloso). Ripenso all’affetto sincero che c’era tra noi, all’aspettarci reciprocamente. Non mi è mai sparita neanche una matita. Per dire. E ripenso a quella bimba che l’altro giorno è stata costretta ad assistere al pestaggio pubblico di sua madre, inerme.

Ma veramente ci dobbiamo rassegnare alla violenza cieca come unico strumento possibile? Dobbiamo iniziare a credere che la difesa personale in qualsiasi modo e con qualsiasi conseguenza sia giusta e normale? Ci dovremo abituare ad avere città piene di sceriffi fai-da-te e duelli all’alba?

IO NON LO FARO’ MAI. Io continuerò a credere nello Stato e ad affidare allo Stato, agli uomini delle forze dell’ordine, ai suoi Servitori, la tutela dei cittadini e della società. Affinché la legge sia uguale per tutti, oltre il sesso, la provenienza e la religione.

Giornata Mondiale delle Persone con disabilità: le 4 sfide che ci attendono

sea black and white landscape beach
Photo by Sabeel Ahammed on Pexels.com

“Rimarrai così tutta la vita, non lo hai ancora capito???”

No. Avevo 11 anni e non lo avevo ancora capito. Quelle parole di quell’asettico camice bianco mi arrivarono addosso come una frustata a freddo, un colpo a sorpresa, a spezzare per sempre l’illusione di un’infanzia che forse non ho mai avuto e spingermi con forza verso l’età adulta. Senza passare dal via.

Venivo da un periodo difficile, mi stavo riprendendo dall’ultimo intervento chirurgico, dovevo fare gli esami di quinta elementare e stavo pensando ad altro. Non avevo mai realizzato che quella diversità mi avrebbe fatto compagnia per sempre: del resto la febbre dopo una settimana passa…e io pensavo che la mia fosse una febbre un po’più lunga.

Da quel momento mi sono sentita precipitare in un tunnel nero, non volevo saperne del mio corpo strano, diverso, ho cominciato ad odiare le mie gambe, a pensare che sarebbe stato meglio se io non ci fossi mai stata. Quel tunnel ha iniziato ad assorbirmi sempre di più, ho dovuto portare i tutori, due gabbie di plastica bianca con delle enormi fibbie in tinta che non ne volevano sapere di rimanere nascosti sotto i pantaloni. Avevo appena iniziato la prima media e la mia diversità era sempre più evidente: mentre le mie compagne di classe erano alle prese con le prime uscite e con l’organizzare pomeriggi meravigliosi, io dovevo trovare il tempo di studiare tra una fisioterapia e l’altra.

Ma per due ore a settimana mi sentivo invincibile, la più forte, la migliore: quando facevamo educazione fisica. In quel momento ero me stessa, potevo dimostrare a tutti che potevo sfidare e superare i miei limiti. Certo, i miei compagni non lo sapevano, non lo vedevano, non se ne accorgevano, ma io sì. Mi sentivo sempre più forte.

Avevo Gianni, il mio prof di educazione fisica, che correva al mio fianco dandomi la sua mano e sfidando la mia diversità. Per la prima volta avevo trovato qualcuno che si fidava di me, che voleva vedere dove ero in grado di arrivare, senza fermarsi all’apparenza.

Erano anni molto diversi, anni in cui lui rischiava moltissimo per darmi quelle due ore di libertà, che per me significavano tantissimo. Certo, gli specchi di casa, soprattutto se a figura intera rimanevano miei grandi nemici, ma stavo iniziando a scoprire che sapevo fare tante cose. Certo, in un modo diverso, ma stavo imparando ad essere me stessa e a muovere i miei primi passi verso la libertà.

Poi sono arrivate le prime gare e avevo un po’ paura. Non delle gare, ma della pietà degli altri, quella che leggevo negli sguardi della gente. Però vedevo anche che ogni volta che tagliavo il traguardo, piegata dallo sforzo di quei 1,2km di marcia qualche pregiudizio cadeva.

Gli anni successivi sono arrivati altri studenti con disabilità e poi altri ancora. Oggi la presenza di studenti disabili nei Giochi Sportivi Studenteschi è una cosa normale e questa la considero anche una mia vittoria, perché la diffidenza ha lasciato il posto all’inclusione.

Dopo 20 anni dalla prima gara, traballante e insicura su quei primi 60 metri, il mondo è cambiato molto. La mentalità è cambiata. Quella sfida è vinta.

Oggi, però ce ne attendono altre di sfide:

  1.  Investire sull’autonomia, i progetti di vita indipendente e il dopo di noi
  2. 5 miliardi di euro per un Piano Nazionale di abbattimento totale delle barriere architettoniche e sensoriali
  3. introduzione dell’educazione affettiva nelle scuole per insegnare a tutti a conoscere il proprio corpo e a rispettare gli altri, affinché si riescano a contrastare la violenza sulle donne anche quelle disabili
  4. un patto europeo per contrastare le sterilizzazioni delle persone con disabilità

Queste sono le sfide che ci attendono nei prossimi anni, io sono pronta a lottare per i nostri diritti e voi?

Disabilità, sessualità e molto altro.

 

FB_IMG_1542874866606.jpg

Grazie al Partito Democratico di Cosenza, ai Giovani Democratici e ai ragazzi di FutureDem per aver voluto indire una discussione sulla disabilità e la sessualità, nel momento in cui il Governo istituisce un Ministero della Famiglia e della Disabilità

Qui potete ascoltare il mio intervento in versione integrale grazie a Radio Radicale in cui parlo di inclusione, socializzazione, diritto all’istruzione, le difficoltà da affrontare quotidianamente, la sessualità, con un ringraziamento a Max Ulivieri per aver portato in Italia questo dibattito.