Rai: Risposta all’interrogazione sulla copertura dei Giochi Paralimpici

raiNel giorno in cui la delegazione italiana è partita alla volta di Sochi, la Rai ha risposto all’interrogazione che avevo depositato nei giorni scorsi insieme all’On. Vinicio Peluffo (capogruppo Pd in Commissione di Vigilanza Rai) per sapere se la Tv di Stato avrebbe garantito la copertura della Cerimonia di Apertura dell’evento in una delle reti in chiaro. Nella comunicazione ufficiale viene ribadito l’impegno a trasmettere oltre 100 ore di gare sul canale Rai Sport 2, che per l’occasione diventerà Rete Paralimpica, mentre la cerimonia di apertura sarà trasmessa in diretta da Rai 3 dalle ore 16:55 alle 19:00, mentre quella di chiusura sarà in differita su questa rete e in diretta su Rai Sport 2.

Questa risposta dimostra l’attenzione che la televisione di Stato offre al mondo Paralimpico, che ancora una volta ha la possibilità di entrare nelle case degli italiani e mostrare con maggiore forza che la disabilità è un ostacolo che si supera con un po’di allenamento.

Un grande, grandissimo in bocca al lupo a tutta la nostra spedizione, Forza Azzurre e Forza Azzurri!!!

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Russia e Ucraina: tra una fiaccola spenta ed una che sta per accendersi

fiaccola

Prima dell‘inizio dei Giochi Olimpici di Sochi avevo invitato l’allora Premier Enrico Letta a non partecipare alla cerimonia di apertura, per contestare le leggi di Putin contro l’omofobia e quelle che restringono le libertà personali. 

Parole vane, ma non avevo la presunzione di vincere la Ragion di Stato, sapevo che il mio appello sarebbe stato inascoltato, ma ho voluto ugualmente esprimere la mia contrarietà.

Durante i giorni di gara, il fascino delle competizioni è stato oscurato dagli eventi di cronaca (la contestazione e repressione delle Pussy Riot, l’arresto e la scarcerazione di Luxuria, rea di aver esposto una bandiera arcobaleno con la scritta in russo “gay è ok”,…), ma soprattutto dal precipitare della situazione in Ucraina. In quei giorni gli occhi del mondo erano puntati sulla Russia e su tutte le sue politiche e tutti hanno affrontato la questione di Kiev, come fosse un fatto interno a quel Paese, per tentare di mascherare la longa manus russa dietro la repressione del Presidente Yanukovich.

Adesso Yanukovich è caduto. Lo sfarzo della sua villa con zoo annesso è divenuto di dominio pubblico e tutti si sono indignati, come ci si era indignati per Saddam Hussain, Muhammar Gheddafi,…

L’Ucraina, però, è un paese dalla geopolitica complessa, strategico per la sua posizione e per le sue caratteristiche geomorfologiche, ma la popolazione è divisa in due componenti: filorussa e filoeuropea. Da ieri la Crimea, la penisola immersa nel Mar Nero proprio davanti a Sochi, sta cercando l’indipendenza e ha issato la bandiera russa.

Ora Putin annuncia l’intervento armato della Russia in Ucraina e, su richiesta della Gran Bretagna, stasera si riunirà il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Tra meno di una settimana tornerà ad accendersi una fiaccola Olimpica: è quella delle Paralimpiadi. A Sochi i giochi ricominceranno e saranno meravigliosi, perché mostreranno al mondo la forza della disabilità, la forza della vita che va avanti, nonostante le difficoltà.

Questa volta, però, mi auguro che il Governo diserti la Cerimonia di apertura e che la fiaccola, dopo aver dato il via ai Giochi Paralimpici, venga spenta perché non può esserci segno di pace nel paese che oggi porta l’esercito oltre il proprio confine. 

Cronaca di un pomeriggio di ascolto a Caserta

BhlQSnHIAAAiEVdOggi a Caserta è stato un pomeriggio particolare.

Ho incontrato gli operai, i rappresentanti della proprietà, i sindacati per discutere la questione del cementificio Moccia.  La situazione è complessa e frutto di anni di sottovalutazione di problemi ampi e difficili.

Successivamente, ho incontrato alcuni Giovani Democratici di Aversa con i quali ho parlato di tutto: politica nazionale, locale, ma soprattutto di diritto delle persone disabili. La questione dell’assistenza domiciliare, il diritto allo studio, le pari opportunità nel mondo del lavoro hanno bisogno di politiche concrete che permettano a tutti di percorrere la stessa strada, senza lasciare indietro nessuno.

Io sono pronta a fare la mia parte.

Il M5S vota per l’espulsione dei propri parlamentari: è questa la loro democrazia?

L’articolo 21 della Costituzione è molto chiaro:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

L’articolo 67 ribadisce:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato

Bocchino, Campanella, Battista e Orellana. È paradossale che coloro che si fanno difensori della Carta Costituzionale mettano sotto un assurdo processo i propri membri perché hanno espresso pubblicamente il loro pensiero tramite un comunicato stampa, perché hanno dichiarato la propria contrarietà all’opinione dell’indiscusso “leader-capo-dittatore-portavoce“.

?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Scrivo questo post prima di conoscere l’esito della votazione della “rete”, perché trovo estremamente grave che membri del Parlamento, quello che dovrebbe essere la casa della democrazia, debbano decidere di espellere dal proprio gruppo coloro che hanno osato dissentire.

A inizio legislatura, ho firmato insieme ad altri 14 colleghi Pd la mozione presentata dal gruppo di Sel per bloccare l’acquisto degli F35, nonostante fosse divergente dalla posizione in quel momento espressa dal mio partito. Si è creata una discussione all’interno del Partito Democratico dalla quale è nata la mozione, poi approvata dalla Camera, che prevedeva la sospensione dell’acquisto degli F35 e un’indagine conoscitiva sull’effettiva validità e necessità di questi aerei da guerra. Nessuno ha mai chiesto la mia estromissione dal gruppo. Credo che nessuno ci abbia nemmeno pensato.

Nessuno ha chiesto il mio allontanamento neanche quando, qualche giorno fa, ho organizzato una conferenza stampa in cui si discuteva di ergastolo ostativo e della sua abolizione alla presenza del Prof. Pugiotto, costituzionalista che da anni lotta per l’abolizione di questa pena. Nel mio partito, abbiamo idee molto diverse su questo tema, ci confrontiamo, dibattiamo, discutiamo, ma nessuno invoca l’espulsione dell’altro.

Tantomeno nessuno si permette di creare gogne mediatiche sulla testa di persone perbene.

Il discorso di Renzi: tra Europa, Erasmus e Costituzione

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Un lungo discorso a braccio, come da tempo non si vedeva alla Camera dei Deputati. Matteo Renzi stravolge l’etichetta e consegna il suo intervento (lo stenografico di quello di ieri in Senato, anch’esso senza un testo prestabilito), lasciando spazio al dibattito. Il più giovane Presidente del  Consiglio della storia repubblicana, uno che non ha nemmeno l’età per essere eletto in Senato e solo 11 anni più di me (e la differenza si fa ancora più ampia con altri Deputati), ha ascoltato per 6 ore; ha preso appunti, poi ha replicato.

Fa impressione la calma e allo stesso tempo l’incisiva determinazione di Matteo Renzi. L’ho osservato dalla mia posizione privilegiata, in prima fila tra i banchi della Camera, e ho notato l’attenzione che ha prestato soprattutto alle critiche. Certo, a volte aveva espressioni di disappunto se non condivideva ciò che veniva espresso. È impressionante la tranquillità manifestata anche quando il discorso è stato interrotto da voci di disappunto. Si è fermato con la consapevolezza di chi sa che l’importante è la meta finale, concludere il proprio pensiero, delineare le linee guida della propria azione di governo, con la tenacia di una goccia d’acqua che corrode la roccia.

Il discorso di Renzi è iniziato con una riflessione profonda sul senso dell’azione politica intesa come servizio alla collettività. Non nel senso spregevole del termine, come talvolta viene inteso “io ti pago, tu mi devi rispondere, mi devi dire…”, come ci fosse una pretesa di onniscienza. Siamo uomini non macchine. Renzi ci ha richiamati a essere ONOREVOLI, davvero “degni di onore”, persone degne di stima, non perché rappresentanti di partito, ma come ’esempio degno di essere seguito. Essere “onorevoli” è prima di tutto un dovere morale nei confronti dei cittadini, purtroppo troppo spesso disatteso.

XVI_legislatura-330x200Matteo annuncia che il primo viaggio del Governo non sarà a Bruxelles per ricevere il placet dell’Europa, ma a Tunisi, per ribadire il ruolo centrale di ponte all’interno del Mediterraneo. Allo stesso tempo, però, ha ribadito che far parte dell’Europa non vuol dire esclusivamente rispettare dei vincoli, ma una grande opportunità che mai c’era stata prima nella storia. L’Erasmus, per esempio, permette agli studenti di tutti i paesi del Vecchio Continente di abbattere le frontiere nazionali. Una esperienza che io stessa ho vissuto, a Lipsia nel cuore dell’Europa, tra banchi della stessa università frequentata da Goethe, Leibniz, Wagner e Merkel, completando così la mia preparazione in modo più ampio, consolidando ciò che avevo appreso alla Sapienza di Roma. L’Italia deve essere la spinta di questa Europa e per esserlo deve superare il bicameralismo perfetto.

Matteo Renzi ha sorvolato sui temi del sociale e dello sport, per dare più spazio al mondo della scuola. Sarà con l’azione di tutti i giorni a dimostrare il suo pensiero e quello del Governo da lui presieduto al riguardo.

Io sarò lì, con il mio lavoro quotidiano, a ricordare quanto sia importante nella scuola che il Presidente del Consiglio ha illustrato, che il diritto allo studio sia veramente per tutti, che in questo paese le disparità siano veramente abolite, affinché tutti abbiano le stesse possibilità: abili e disabili, bianchi, neri, rossi, gialli.

art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Ce lo chiede la Costituzione.

Sochi: per l’Italia un bilancio tra luci e ombre

Huffington-Postheadshot Si sono chiusi questi Giochi Olimpici Invernali di Sochi. Si sono chiusi senza acuto, senza una medaglia d’oro e con l’ombra del doping che ha portato una macchia dentro Casa Italia.

Fortunatamente, non avendo ancora gareggiato, non ha comportato la squalifica dell’intero team del bob a quattro ma, per la seconda volta consecutiva, un atleta azzurro cade nella rete dei controlli prima del debutto olimpico: due anni fa Alex Schwazer, ieri William Frullani, anch’egli proveniente dall’atletica leggera. Un marciatore e un decatleta, ovvero, due ragazzi abituati alla fatica, alla solitudine di uno sport individuale, agli allenamenti. Un atleta di alto livello è consapevole di essere soggetto ai controlli antidoping, sa perfettamente di dover controllare la scatola di ogni medicinale che prende, ne conosce i componenti, sa che deve essere seguito da un medico. Eppure sembra che Frullani abbia comprato un integratore via internet, un integratore che, quindi presumibilmente sapeva che non fosse commercializzato in Italia.

Lo sport insegna valori assoluti come la lealtà, il rispetto per l’avversario e per se stessi, insegna ad accettare la sconfitta. Ma non tutti, evidentemente, imparano la lezione. Il doping è un problema e non solo per quello di èlite. Penso a tutti coloro che prendono sostanze ignote, poco sicure e senza un attento controllo medico, solamente per fare colpo sugli amici o vincere competizioni amatoriali. Il problema dell’assunzione di prodotti illeciti non è relativo solamente all’alterazione del risultato di una o più gare, ma può causare problemi di salute gravi e danni permanenti, basta ricordare che anche il cuore è un muscolo e che si assumono sostanze che facilitano l’ipertrofia (lo sviluppo delle masse muscolari), anche il cuore ne risente.

Le Olimpiadi di Sochi sottolineano un grave problema per l’Italia anche dal punto di vista della preparazione agonistica di livello internazionale. Infatti, il medagliere ci vede chiudere la competizione ben 22esimi, con 8 medaglie (nessuna d’oro, solo due argenti e sei bronzi) in cui la parità di genere vede gli uomini (3 medaglie di cui un solo argento, 18esimo posto nel medagliere maschile) pareggiare il conto-medaglie con le donne (21esimo posto nel medagliere femminile). Troppo facile sarebbe dare la colpa alle cosiddette medaglie di legno, alla sfortuna, o alle condizioni climatiche, perché lo sport in questo è molto democratico. Inoltre, se si analizza a fondo il risultato finale si può notare che delle 8 medaglie finali ben 5 vengono da soli due atleti: Christof Innerhofer e Arianna Fontana.

Sempre più lontani appaiono anche i tempi in cui nelle fila italiane, trovavamo campioni indiscussi a livello internazionale come Stefania Belmondo, Gustav Thöni, Alberto Tomba o Deborah Compagnoni.

Paragonando il risultato di Sochi con le due precedenti edizioni, Torino 2006 vide l’Italia nona con ben 5 ori e una serie di ottime prestazioni da parte dei nostri atleti; Vancouver 2010 ci vide chiudere quindicesimi, ma con almeno una medaglia d’oro al collo di Giuliano Razzoli nello sci alpino, specialità slalom. Le Olimpiadi di Sochi pongono l’Italia dietro a Paesi come la Norvegia, terza dietro a Canada e Stati Uniti con 4 ori e 15 medaglia, o l’Olanda, quinta con 3 ori e 10 medaglie.

È interessante notare che il paese scandinavo ha una popolazione di solo cinque milioni di abitanti, mentre l’Olanda di poco superiore. La loro cultura sportiva è, però, molto differente dalla nostra poiché hanno una capacità formativa per giovani atleti nettamente superiore a quelle del nostro Paese. Persino Bielorussia e Polonia(4 ori a testa), Slovenia (2 ori), Finlandia (3 medaglia ma tutte d’argento) sono davanti a noi. Un bottino che non può che sancire un risultato di basso profilo per l’Italia.

C’è bisogno di una nuova cultura (anche legalitaria), un nuovo approccio allo sport e alle competizioni internazionali che dovrebbero essere visti come una sfida a sé stessi, per superare i propri limiti. Una preparazione che parta dalla formazione scolastica e una mentalità all’allenamento e la forza di volontà che solo dei formatori preparati possono infondere a giovani atleti. Bisogna iniziare dalla scuola per mostrare lo sport per quello che è veramente: un gioco da fare insieme. È necessario riformare e migliorare profondamente l’attività motoria nella scuola primaria e, prima o poi, anche in quella dell’infanzia. Quella è l’età che si genera l’imprinting che porterà ad affrontare la vita, non solo dal punto di vista agonistico. C’è la necessità profonda di affidare lo sviluppo motorio dei bambini a delle figure altamente qualificate, quali sono i laureati in Scienze Motorie.

Portare l’attività motoria nella scuola primaria permette ai bambini di sviluppare sia la padronanza nel muovere il proprio corpo nello spazio, sia le abilità oculo-manuali (la relazione tra ciò che vedi e ciò che afferri, si pensi per esempio all’abilità del passaggio in sport quali il rugby, il basket, la pallamano..) e oculo-podaliche (la relazione che ciò che si vede e ciò che si fa con le gambe ed i piedi, come ad esempio l’abilità nel ricevere e calciare un pallone). Queste capacità si affinano nei primi anni di vita ed è per questo che bisogna far sì che i bambini le sviluppino il prima possibile, sotto la guida di persone esperte.

Non occorre iniziare precocemente l’attività motoria perché bisogna trovare campioni da mandare a vincere le medaglie ai Campionati del Mondo o ai Giochi Olimpici, ma perché l’attività motoria è fondamentale nella prevenzione delle malattie legate alla vita sedentaria (come l’obesità infantile) e dare ai bambini e ai futuri adulti una qualità della vita migliore. La passione per lo sport si svilupperà con il tempo in tutti i ragazzi che ne avranno voglia. Occorre vigilare affinché non ci sia nessuna pressione indebita all’agonismo e la voglia del confronto con gli altri sia solo assecondata da parte degli allenatori.

L’Italia presenterà la propria candidatura per Giochi Olimpici che vedrebbero Roma organizzatore nel 2024. Un appuntamento importante che, se dovesse concretizzarsi, vedrebbe l’Italia tra i protagonisti politici e mediatici della competizione. La necessità di arrivare preparati a questo evento non è solo organizzativa, ma anche sportiva: dobbiamo avere atleti competitivi che possano arrivare a medaglia. Per fare questo, sarà necessaria una alfabetizzazione motoria che parta da subito nella formazione primaria per preparare e selezionare i ragazzi che prenderanno parte alle Olimpiadi.

Prevendo appunto il 2024 come la data delle Olimpiadi romane, cioè tra 10 anni, i giovani che vi parteciperanno, che avranno un’età media di 23 anni, sono adesso studenti della scuola dell’obbligo. È necessario che sia l’istituzione scuola a prepararli, allenandoli e predisponendo la loro formazione sportiva già in questo anno scolastico.

fonte www.huffingtonpost.it

Le politiche sportive siano al centro dell’azione dell’esecutivo

Sport-bambini-sprint(9Colonne) Roma, 24 feb – “Le dichiarazioni del PresidenteMalagò sono perfettamente in linea con quanto sto facendo nell’ambito del mio lavoro in commissione Cultura. Così come dimostra la proposta di legge che ho depositato qualche giorno fa sull’introduzione della laurea in Scienze Motorie nell’ambito curricolare della scuola primaria. Spero che il vento del cambiamento che sta ispirando l’azione del nuovo governo non si affievolisca improvvisamente quando si parla di sport a scuola. L’assenza di un Ministero dello sport è, in questo senso, abbastanza preoccupante; tuttavia, sono certa che il nuovo premier saprà dare la dovuta attenzione a un tema che troppi governi hanno fino ad oggi ignorato”. Lo dice Laura Coccia, deputata del Pd e componente della commissione Cultura. “Le parole con cui Giovanni Malagò ha commentato l’ esito della spedizione azzurra a Sochi – prosegue Coccia -, sono totalmente condivisibili. Esse indicano l’urgenza che la scuola italiana avvii una profonda azione innovatrice rispetto all’introduzione e all’ampliamento dell’attività motoria nella nostra scuola. Servono maggiori investimenti per dare al paese gli strumenti adatti per essere all’altezza delle sfide sportive che ci attendono, a partire dalle prossime Olimpiadi di Rio di 2016. In tal senso, non è più rinviabile avviare un ragionamento complessivo sulle nuove politiche per avvicinare i giovani alla pratica sportiva. Questa può essere davvero la volta buona”

Giornata nazionale del Braille di Isernia: “Disabile è solo un aggettivo”

LAURA COCCIA  INTERVISTATA AL TGR MOLISE, DURANTE LA VII GIORNATA NAZIONALE DEL BRAILLE

“L’appello della Littizzetto è stato straordinario, meraviglioso, di una forza impressionante soprattutto perché lei ha una capacità di comunicare unica.” Lo ha dichiarato questa mattina Laura Coccia, giovane deputata disabile del PD, durante la VII giornata nazionale del Braille a Isernia.

“Se fossimo tutti uguali sarebbe una noia mortale. Fortunatamente esiste qualche aggettivo che ci distingue uno dall’altro e le persone come me che sono qui oggi hanno, come uno degli aggettivi che li accompagna nella vita proprio quello di essere disabile. È solo un attributo. Esattamente come alto, basso, grasso o magro.”

Il Braille è oggi l’unico strumento attraverso il quale le persone cieche o ipovedenti possono accedere all’istruzione alfabetica e integrarsi con la società.

Il video dell’intervista

Isernia

SOCHI2014: DOPING. RUMORS SU POSITIVITA’ AZZURRO DEL BOB

SOCHI (RUSSIA) (ITALPRESS) – Potrebbe esserci un altro caso di doping ai Giochi Invernali di Sochi e riguarderebbe un italiano.
Secondo alcuni rumors, a essere coinvolto uno degli azzurri del bob a 4 ma dal Coni fanno sapere che al momento non sono arrivate comunicazioni ufficiali. Se pero’ la positivita’ venissime confermata (si parla di uno stimolante), sarebbe il primo caso di un italiano in un’edizione dei Giochi Invernali. Nelle Olimpiadi estive, invece, ci sono state le positivita’ di Gianpaolo Urlando (atletica, testosterone, Los Angeles ’84), Davide Rebellin (ciclismo, Cera, Pechino ’08) e in ultimo Alex Schwazer (atletica, Epo, Londra ’12).
Stamane era arrivata la notizia di un’altra positivita’ nella squadra tedesca. Si tratterebbe della 33enne biathleta Evi Sachenbacher-Stehle anche se sul nome non c’e’ stata ancora alcuna conferma ufficiale.
(ITALPRESS).

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