Disabilità, sessualità e molto altro.

 

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Grazie al Partito Democratico di Cosenza, ai Giovani Democratici e ai ragazzi di FutureDem per aver voluto indire una discussione sulla disabilità e la sessualità, nel momento in cui il Governo istituisce un Ministero della Famiglia e della Disabilità

Qui potete ascoltare il mio intervento in versione integrale grazie a Radio Radicale in cui parlo di inclusione, socializzazione, diritto all’istruzione, le difficoltà da affrontare quotidianamente, la sessualità, con un ringraziamento a Max Ulivieri per aver portato in Italia questo dibattito.

 

Prendiamoci cura di noi stessi e di chi ci sta intorno

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In questi giorni l’attenzione si è catalizzata sul servizio della trasmissione Le Iene riguardante i lavoratori della ditta dei Di Maio, in questo modo un altro servizio è passato del tutto inosservato quello sulle chat WhatsApp che spingono le ragazzine all’anoressia, dando loro consigli su come fare.

Una cosa gravissima. Gruppi che spingono le ragazze all’adorazione dell’anoressia come se fosse l’unico modello da perseguire. Le chat di messaggistica istantanea irrompono nella vita delle ragazze in qualunque momento della giornata, incoraggiando e indicando il percorso da seguire per mangiare sempre meno, fino all’esaurimento delle forze.

Nel servizio si leggono messaggi entusiastici che sono però delle grida d’allarme davanti alle quali non possiamo rimanere indifferenti: ragazzine giovani e giovanissime che non riescono più a compiere normali attività quotidiane come salire delle rampe di scale, giovani corrose dal freddo e dalla solitudine, ma perché?

La risposta può arrivare da questa intervista della trasmissione Nemo: “Il cibo è vita, se rinunci al cibo stai rinunciando alla tua vita!”. La voglia di sparire, la paura di vivere, la paura del giudizio degli altri, può essere terribile.

Per motivi molto diversi anche io a volte ho pensato che sarebbe stato meglio non essere nata, ho avuto paura dello sguardo e del giudizio degli altri, sono stata presa di mira.

Una volta, avevo 8 anni, mi sono tagliata un ampio ciuffo sulla fronte, creando una frangetta tutta storta. Odiavo i miei capelli che ero obbligata a tenere lunghi, perché la maestra ce lo imponeva. I capelli corti erano per i maschi. E io non ero libera neanche di scegliermi il taglio dei capelli. Poi c’erano le lunghe ore passate in un angolo del cortile, a guardare gli altri, perché dovevo imparare quale fosse il mio posto nel mondo, da un lato, seduta, nascosta, mai al centro della scena. Anzi una volta si, quando ho fatto la grotta nella recita di Natale. Una bambina-grotta, nascosta dalla carta del presepe. Ero vittima della cultura dominante dell’epoca, 20-25 anni fa, quando le differenze erano una colpa da espiare.

Essere al centro dell’attenzione della tua classe può essere difficilmente sostenibile: le scarpe sparite al ritorno nello spogliatoio, la colla sedia(per fortuna stick), il laser puntato negli occhi (resi fragili da un distacco di retina dopo la nascita, ma questo loro non potevano saperlo), io sono riuscita a prendermi cura di me attraverso lo sport. Ma ho spesso danzato su quel filo sottile che ti fa pensare, anche solo per un attimo, a sparire.

Le storie che ogni tanto ci raccontano i media non dobbiamo lasciarle cadere nel vuoto, ma dobbiamo ascoltare quel grido d’allarme, dobbiamo insegnare alle prossime generazioni a prendersi cura degli altri, a non fermarsi mai alle apparenze, a non offendere, insultare deridere, perché davanti a sé c’è una persona con dei sentimenti e delle fragilità, persone da aiutare e non da deridere.

Insegniamo alle future generazioni l’importanza del prendersi cura di se stessi e degli altri, insegniamo loro ad apprezzare quante abilità differenti e sorprendenti ci sono in ognuno di noi.

Love giver, parliamone insieme.

Troverò mai un uomo con cui condividere la mia vita? Questa è stata la domanda che mi ha logorato per gran parte dei miei 32 anni.

Per tutta l’adolescenza sono stata convinta che per me il principe azzurro non sarebbe mai arrivato.

Del resto chi avrebbe mai voluto passare una tutta la vita con una persona che avrebbe potuto avere bisogno di assistenza in qualsiasi momento?

Lo pensavo davvero.

Nel frattempo la mia vita scorreva normalmente tra lo studio in Italia e all’estero, il circolo del Pd del mio quartiere e i miei amici.

A 24 anni ho incontrato Luca, ci siamo messi insieme, iniziando un’avventura che continua ancora oggi. All’inizio della nostra relazione i miei dubbi erano tantissimi e pesanti come macigni, non mi sentivo all’altezza, come se la mia disabilitá fosse davvero un mostro che mi impediva chissà cosa. In realtà giorno dopo giorno abbiamo scoperto quanto potessimo stare bene insieme e che la vita ci voleva riservare tante altre sorprese.

Tra l’inizio dell’adolescenza e l’incontro con Luca ero una ragazza come tutte le altre, con le due passioni e i suoi innamoramenti, quasi sempre, non ricambiati. Ma per avere problemi in amore non bisogna per forza essere disabili, basta avere qualcosa per cui “esci dal giro”.

Per molti ragazzi con disabilitá il rapporto con la propria sessualità e con le proprie pulsioni è una scoperta continua, come tutti, la differenza può essere nella prospettiva e nella reazione della società.

Credo che l’educazione sessuale a partire dalle scuole sia uno strumento straordinario, per tutti gli adolescenti, per imparare a relazionarsi con il proprio corpo, non spaventarsi delle proprie reazioni, capire che è tutto perfettamente normale.

L’assistente sessuale può configurarsi più o meno come una persona che accompagna le persone con disabilitá alla scoperta di se stessi.

Con molta attenzione.

L’istituzione di questa figura mi lascia alcune perplessità che secondo me si dovrebbero affrontare con dei paletti estremamente rigidi

1) una selezione molto rigorosa dei candidati prima e dopo la formazione

2) una definizione precisa di quale sia il limite e il consenso, soprattutto in presenza di persone con disabilitá intellettivo relazionale.

3) le persone con disabilitá hanno meno possibilità di difendersi in caso di molestie o violenze, per questo bisognerebbe costituire un’aggravante penale per eventuali assistenti che abusano del loro ruolo.

4) incrementare l’accessibilità e l’inclusione sociale delle persone con disabilitá attraverso un Piano Nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali di 5 miliardi di euro. Per permettere a tutti di frequentare bar, biblioteche, discoteche, Università, treni.

Sabato 24 a Cosenza ci confronteremo su questi temi con i GD e i FutureDem nella sede cittadina della CGIL. Se volete ascoltare, fare domande, intervenire, vi aspettiamo!!!

Il mondo dello sport deve essere ascoltato. Tutto.

L’articolo di Gianni Mura su La Repubblica del 17 novembre 2018 https://rep.repubblica.it/pwa/rubrica/2018/11/17/news/mura_coni_sport_italiano_cda_rai-211947789/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P8-S1.6-L

La legislatura ha ancora 4 anni e mezzo davanti eppure corre all’impazzata. Una corsa a perdi fiato, come se non ci fosse mai tempo per il confronto.

La riforma della Coni Servizi SpA ne è esempio lampante:

la riforma dello sport italiano è racchiusa in 4 capoversi della Legge di Bilancio, all’articolo 48. Un argomento tra i tanti. Un argomento qualunque.

I tempi di discussione della legge di stabilità sono molto rigidi, deve essere approvata entro la fine dell’anno e siamo già al 18 novembre.

Inserire questa riforma all’interno di 4 paragrafi della legge vuol dire silenziare il dibattito, mettere a tacere le possibili voci critiche, chiudere a qualsiasi forma di dialogo.

Il Governo avrebbe potuto presentare una legge organica, in cui si sarebbero potuti affrontare i problemi ancora aperti dello sport italiano sostenendo lo sport di base attraverso il riconoscimento del volontariato sportivo che è il perno dello sport italiano, aiutando le associazioni sportive dilettantistiche anche attraverso il riconoscimento della Asdus. Sarebbe stato bello se almeno per una volta fosse stato unito ed ascoltato, tutto il mondo dello sport, senza alzare muri tra gli atleti di élite che hanno l’onore di rappresentare l’Italia e il mondo dello sport di base, per tutti, senza il quale non esisterebbero gli atleti di vertice. Bisogna ringraziare, ascoltare e valorizzare le associazioni sportive dilettantistiche e gli enti di promozione sportiva. Si sarebbe potuto fare in 3-6 mesi, senza scontri ma con il confronto con chi lo sport lo vive ogni giorno.

Invece si assiste ad un arroccamento.

La discussione di una riforma complessiva e ampia sarebbe stata un’ottima occasione per iniziare il percorso verso il professionismo sportivo femminile, o almeno il semi professionismo alla francese. Invece no, bisogna correre e tutto questo non è mai una priorità.

Secondo il Governo la Coni Servizi SpA è il male assoluto dello sport italiano? Si poteva chiudere e dare le sue competenze al delegato del Governo in materia di Sport. Invece no. Un cambio di nome e poltrone nuove di zecca da spartire.

La priorità, invece, sembra quella di portare la politica dentro lo sport per avere qualche posto in più da spartire e centinaia di milioni di euro da gestire. C’è fretta, come se il tempo stesse per scadere. E forse è così, forse noi non lo sappiamo, ma dietro l’angolo c’è la crisi di Governo, la fine della legislatura e le elezioni. È l’unica lettura possibile davanti a questa bramosia.

Lacrime di coccodrillo. Perché domani sarò in piazza.

Noi non ci caschiamo.

Il giochino lo abbiamo capito benissimo: si lancia il sasso, si osservano le reazioni, poi se è il caso, ci si rimangia tutto.

Prima è stata la volta di Beppe Grillo con l’attacco alle persone con la sindrome di Asperger e la sindrome dello spettro autistico, giustificato dal diritto di satira (a me non fa ridere chi cerca di far ridere usando le patologie..).

Poi è comparso un video di Rocco Casalino contro le persone con sindrome di Down e gli anziani. Le scuse sono arrivate dopo 4 giorni in cui si era cercato di far passare quelle parole come il frutto di un’esercitazione teatrale, poi una simulazione di una conferenza stampa, infine il mea culpa da Fabio Fazio a Che tempo che fa.

Ma è troppo facile chiedere scusa il giorno dopo, nel silenzio del Ministro della Disabilitá Lorenzo Fontana e il Sottosegretario Vincenzo Zoccano che rappresentano le persone con disabilitá e che però non hanno fatto sentire la loro voce. Neanche un “io non condivido”. Mai né davanti alle parole di Grillo né di Casalino. Spero la colpa sia mia che ho perso qualche agenzia.

Ma noi ci dobbiamo ribellare ad una cultura sempre più dominante, che ha sdoganato l’insulto alle persone con disabilitá come se fosse una cosa normale. Dobbiamo farci sentire e far capire che le patologie non possono essere usate come un randello a piacimento.

Domani dobbiamo essere in piazza perché noi persone con disabilitá con quella differenza che a voi fa tanto schifo ci viviamo tutti i giorni della nostra vita e meritiamo rispetto. Dobbiamo dire con forza che non siamo disposti ad essere insultati continuamente. Chi ci insulta non può essere pagato anche con le nostre tasse.

Raggi si deve dimettere per manifesta incapacità

La Sindaca di Roma si deve dimettere. Dopo due anni e mezzo si può dire senza paura di essere smentiti: è incapace di gestire una città complessa come Roma.

Le attenuanti, che ripete come un mantra a sua discolpa, potevano andare bene per i primi mesi, ma dopo tutti questi anni non c’è stato nessun segno di inversione di tendenza.

Hanno detto NO alle Olimpiadi, con una coerenza che va loro riconosciuta, facendo perdere a Roma un’occasione che avrebbe portato parecchi miliardi di euro nelle casse del comune.

Quel no, però, è stato un manifesto programmatico di una città che ora, per paura di fare, rimane immobile.

Dopo un attacco senza precedenti alle associazioni che si occupano di sociale come il centro antiviolenza Marianne Erize di Tor Bella Monaca o l’Hagape2000 per i quali è stato necessario lottare per farli rimare attivi sul territorio, è stata la volta dei servizi che si sono piano piano fermati: le piante infestano le strade e insieme alle buche, le voragini famose in tutto il mondo, rendono impossibile la circolazione stradale.

Interi settori della città rimangono al buio con il calare delle tenebre, quando piove le strade diventano fiumi incontrollati e le metro arrancano tra una fermata chiusa e una aperta. A proposito di metro a che punto è la manutenzione dopo l’incidente della scala mobile della fermata di Repubblica che ha coinvolto i tifosi del Cska?

Ecco dopo aver dato la colpa a:

1) il PD

2) le amministrazioni precedenti

3) Giove Pluvio

4) i tifosi che saltavano

5) i complotti

Sarebbe ora che la Raggi ammettesse i suoi limiti e si dimettesse per manifesta incapacità.

La nostra sicurezza non passa attraverso la criminalizzazione dei migranti.

C’era una volta in cui in piazza gridavamo: “Siamo tutti clandestini!”

Chi ha tra i 30 e i 40 anni come me, ricorda bene gli anni dell’ultimo governo Berlusconi, in cui le Università pullulavano di ragazzi e di idee per una società più giusta e inclusiva, per stralciare la Bossi-Fini e cancellare il reato di immigrazione clandestina.

Ricordo bene anche quando l’allora leader libico Muhammad Gheddafi venne a Roma ed io andai ad ascoltarlo nell’aula Magna della Sapienza, la mia università.

Ricordo la tensione all’esterno, le critiche a chi, come me, decise di entrare. Ma io come allora rivendico la mia scelta: per contestare devi conoscere e per conoscere devi ascoltare. Solo dopo aver ascoltato si può dire “non sono d’accordo”.

Gli immigrati sono al centro del dibattito pubblico da almeno 25 anni, non è una novità, così come la campagna denigratoria che fa degli arrivati dei potenziali criminali: gli albanesi, gli jugoslavi, poi i marocchini,..oggi sono genericamente gli immigrati.

Non possiamo, però, cadere nella retorica semplicistica che mette in relazione l’immigrazione e la criminalità, per due semplici ragioni:

1) essere clandestino non vuol dire essere criminale. Fuggire dalla guerra, dalla violenza e dalla fame non può essere una colpa.

2) La maggior parte delle persone detenute nelle case circondariali sono italianissimi.

Il decreto Salvini fa arretrare il nostro paese per molte ragioni e va contestato nel merito, ad esempio, discutendo di sprar.

Midterm: un’anatra non tanto zoppa

Donald Trump può tirare un sospiro di sollievo, il suo populismo è in crisi ma non troppo.

I Repubblicani si rafforzano in Senato ma perdono la maggioranza alla Camera e questo rende il Presidente più debole, quello che si dice un’anatra zoppa, perché con un potere ridotto rispetto a ieri.

Ma il crollo del consenso non c è stato. Se si guarda la mappa degli Stati, si comprende con un colpo d’occhio.

Il vento del populismo che dagli USA spira sempre più forte sull’Europa, trova forza dall’individuare costantemente un “nemico” sul quale scaricare la colpa dei propri fallimenti e delle proprie responsabilità.

Il “nemico” ha delle caratteristiche ben precise: è facilmente identificabile, con delle caratteristiche che lo rendono diverso dalla società, secondo alcuni parametri facilmente riconoscibili.

Il “nemico” ha una doppia funzione: da un lato permette a chi governa di canalizzare la comunicazione su un unico focus e ai cittadini di avere una schematizzazione (troppo) semplificata della società, fatta in modo di non dare mai la responsabilità ai governanti.

Per questo è importante rompere questo meccanismo di comunicazione, puntando sulla costruzione di una società inclusiva in cui venga riconosciuto il valore della differenza di ciascuno di noi. Perché ognuno è diverso dall’altro.

Un mondo di uguali sarebbe parecchio noioso.

Una vita in vacanza

Torno sulla mia odissea per uscire dall’aeroporto di Fiumicino di cui ho parlato qui perché mi ha fatto riflettere molto.

Chi ha pensato a creare un servizio cosi lungo per i passeggeri ha evidentemente messo al primo posto le esigenze organizzative e gestionali di compagnie, aeroporto e operatori, senza tenere in considerazione le persone con disabilitá che sono gli attori principali di quel servizio. Senza i quali non esisterebbe..

Già perché evidentemente si pensa che le persone con disabilitá abbiano tanto tempo davanti a sé, non abbiano impegni né appuntamenti lavorativi. Una vita in vacanza, insomma!

Lo stereotipo del disabile, quindi, dipinge le persone come perenni bambini, accuditi da genitori o assistenti, che devono trovare come impiegare il tempo tra una terapia e l’altra, che possono andare in vacanza.

In realtà, vorrei avvisare tutti, i disabili hanno una vita, impegni, un lavoro che magari li porta a girare come trottole.

E se si arriva tardi ad un appuntamento di lavoro per aver atteso mezz’ora e molto più per un meccanismo di assistenza che si inceppa, che si fa??