La Rai trasmetta la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi

(AGENPARL) – Roma, 20 feb – “Chiediamo al presidente della Rai quali iniziative intenda adottare per garantire che la copertura della cerimonia inaugurale dei Giochi Paralimpici invernali che si svolgeranno a Sochi sia prevista su una delle tre reti principali (Rai1, Rai2 o Rai 3)”. Lo dichiarano la deputata del Pd Laura Coccia e il capogruppo Pd in commissione di Vigilanza Rai Vinicio Peluffo, che hanno presentato oggi una interrogazione parlamentare. “La Rai ha previsto una straordinaria copertura delle Paralimpiadi di Sochi, con la programmazione in diretta e in esclusiva per l’Italia delle gare su uno dei canali sportivi, manifestando in tal modo la volontà del nostro servizio pubblico di impegnarsi seriamente nell’acquisizione dei diritti di eventi sportivi così significativi che sono un potente strumento di trasmissione culturale e sociale. Proprio per queste ragioni, sorprende che ancora non sia in programmazione su una delle reti principali la cerimonia di apertura, solitamente spettacolo straordinario e di notevole impegno economico (in questa edizione, fra l’altro, ideata da una azienda e da un produttore italiani), che rappresenta non solo un elemento imprescindibile legato a tale competizione e una vetrina importante della manifestazione, ma anche un potente traino per attirare il pubblico alla visione delle gare”.

Spegniamo la Fiaccola Olimpica in segno di lutto

LETTERA DELLA SEN. JOSEFA IDEM, ON. LAURA COCCIA E ON. LIA QUARTAPELLE AI MEMBRI ITALIANI DEL COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE (CIO)

ucraina

Illustri Membri del CIO,

ciò che sta accadendo in questi giorni in Ucraina desta enorme preoccupazione in tutti noi. Le immagini di estrema violenza che scorrono sugli schermi ci raccontano un Paese in cui morte e guerriglia sono diventate un rituale quotidiano con il rischio concreto di sconfinare nella guerra civile. A nulla sono valsi anche i recenti tentativi di raggiungere una tregua e l’impegno messo in campo dall’Unione europea per fronteggiare quanto accade.Riteniamo fondamentale l’impegno di tutti nel cercare una soluzione negoziata alla crisi.

Per questo troviamo particolarmente grave il diniego opposto da parte del CIO alla richiesta della delegazione ucraina di far gareggiare i propri atleti con il lutto durante i giochi olimpici di Sochi. Il dialogo in un conflitto è possibile solo se si riconosce la gravità di quanto sta accadendo e anche piccoli gesti simbolici possono concorre a questo riconoscimento. In queste ore le piazze di Kiev e ormai quelle di tante altre città dell’Ucraina sono teatro di scontri durissimi tra manifestanti e forze di sicurezza. E’ in occasioni come queste che lo sport non può venir meno al ruolo di ambasciatore della pace tra i popoli.

I Giochi Olimpici nacquero in Grecia proprio come segno di pace, durante la manifestazione le armi venivano deposte per confrontarsi lealmente nelle competizioni sportive. In questi giorni lo spirito olimpico sta venendo meno, ciò che sta accadendo in Ucraina non può lasciare indifferenti coloro che a Sochi gareggiano per una medaglia olimpica e coloro che stanno organizzando questo grande evento.Per questi motivi chiediamo un forte impegno da parte dei nostri rappresentanti all’interno del CIO, chiediamo un gesto che per la sua simbolicità possa essere riconosciuto in tutto il mondo. Chiediamo che la nostra delegazione proponga di spegnere la Fiaccola olimpica in segno di lutto.

sen. Josefa Idem
on. Laura Coccia
on. Lia Quartapelle

Collocamento obbligatorio: orfani e vedove nelle quote disabili

441794REDATTORE SOCIALE – Interrogazione urgente di Coccia e Gribaudo (Pd) al ministro del Lavoro, per chiarire perché sia ancora in vigore una disciplina transitoria del 2000 che permette alle aziende pubbliche e private di computare nelle quote riservate alla disabilità sul collocamento anche orfani e vedove

Handicap, Coccia e Gribaudo: garantire il diritto al lavoro per i disabili

Crediamo sia arrivato il momento che anche in Italia il diritto del lavoro dei disabili venga tutelato non solo sulla carta ma con azioni concrete

alunnadisabile“Crediamo sia arrivato il momento che anche in Italia il diritto del lavoro dei disabili venga tutelato non solo sulla carta ma con azioni concrete. La legge 68 del 1999 dispone una quota obbligatoria di lavoratori disabili in tutte le aziende pubbliche e private con almeno 15 dipendenti. Con la disciplina transitoria si offriva ai datori di lavoro la possibilità di computare nelle quote obbligatorie anche lavoratori orfani, vedove e profughi. Ebbene tale disciplina transitoria, pur non reiterata da alcuna norma di legge, è stata comunque impropriamente ed illegittimamente mantenuta in vigore da una semplice nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Questa illegittima reiterazione di una norma transitoria sottrae ogni anno alle persone disabili migliaia di posti di lavoro”. Lo dicono i deputati del Pd Laura Coccia e Chiara Gribaudo che hanno presentato un’interrogazione urgente al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Enrico Giovannini.
“Anche la Corte di Giustizia Europea – proseguono Coccia e Gribaudo – ci ha deferito con l’accusa ai datori di lavoro di non agevolare l’esercizio di un diritto fondamentale dei disabili. I dati dell’indagine Istat 2012 dicono che in Italia solo il 16% delle persone con disabilità fra i 15 e i 74 anni lavora (circa 300mila individui), contro il 49,9 per cento del totale della popolazione e che solo l’11 per cento delle persone con handicap che lavorano ha trovato occupazione attraverso un Centro pubblico per l’impiego. La percentuale di chi non è mai entrato nel mercato del lavoro e non cerca di entrarvi (250mila persone, per la quasi totalità donne) è molto più elevata tra chi ha limitazioni funzionali gravi (il 18,5 per cento, contro l’8,8 per cento di chi ha limitazioni funzionali lievi). Crediamo sia arrivato il momento che il ministro del Lavoro proponga soluzioni adeguate in linea con le richieste europee”.

Caso Di Sarno, intervista a Laura Coccia: “Un’interrogazione parlamentare alla Cancellieri sui detenuti ammalati”

da Fanpage.it – 16/01/2012

Atleta paralimpica e deputato particolarmente attento alle questioni della disabilità ed alle persone con handicap psico-motori, Laura Coccia è stata una delle prime voci a levarsi in difesa di Vincenzo Di Sarno – il detenuto malato terminale di cancro per cui oggi è stata rigettata la richiesta di scarcerazione.

laura-coccia-300x225L’atleta paralimpica e deputata del Partito Democratico, Laura Coccia, si è occupata subito dopo la morte di Federico Perna della situazione in cui versano i detenuti ammalati in carcere. In particolare, l’Onorevole ha preso a cuore la situazione di Vincenzo Di Sano, stravolto da un tumore cervico-midollare rinchiuso a Poggioreale per un omicidio commesso durante una rissa. Coccia ha portato il caso in Parlamento ed oggi, a proposito della scelta del giudice di sorveglianza che ha rigettato il differimento della pena chiesto dal presidente della Repubblica, dichiara: “Semplicemente non so che dire. Sono senza parole”.

Onorevole, lei è stata una delle prime voci ad esprimersi sull’appello disperato di Vincenzo Di Sarno -il detenuto malato terminale di cancro rinchiuso in condizioni insopportabili nel carcere di Poggioreale. Cosa pensa del fatto che una persona quasi del tutto non-autosufficiente sia costretta a rimanere ancora in costrizione?

Ho scambiato un paio di parole con Vincenzo Di Sarno durante la mia visita a Poggioreale, avvenuta a novembre all’indomani della morte di Federico Perna. Quel breve saluto mi è bastato per comprendere la gravità della situazione e presentare un’interrogazione parlamentare sottoponendo alla Ministra Cancellieri diversi casi, partendo da quelli di Poggioreale. Credo che quando da un tribunale viene emessa una sentenza, questa vada assolutamente rispettata. Però. Però la pena deve essere umana: compiere reati causa la perdita della libertà, non della dignità. Altrimenti che valore educativo può avere il periodo di detenzione? Da deputata disabile capisco cosa vuol dire dover chiedere un aiuto per svolgere quelle che per altri sono “normali attività” e penso che dobbiamo rendere la detenzione di queste persone umana.

Il presidente Napolitano ha raccolto l’appello della madre di Vincenzo Di Sarno, auspicando tempi brevi per la richiesta di grazia.

E’ una decisione molto importante, segno di umanità e sensibilità, caratteri determinanti della Presidenza Napolitano, soprattutto sulla condizione dei detenuti.

Ci sono tanti altri detenuti ammalati in condizioni insopportabili all’interno del carcere di Poggioreale, non dimentichiamo il caso di Angelo Rosciano -ammalato di diabete a cui è stata amputata una gamba. Cosa si deve fare per queste persone?

Ho avuto modo di rimanere un po’ più a lungo con lui e i suoi compagni (tutti con problemi importanti). Credo che occorra studiare condizioni detentive, strutture e accorgimenti atti a costituire le condizioni più idonee per queste persone. Il decreto carceri prevede l’istituzione del garante nazionale dei detenuti, che è un primo importante passo. Dobbiamo continuare.

Quali sono le proposte del Pd per porre rimedio alla questione degli ammalati e dei non-autosufficienti in carcere?

La legislazione vigente già prevede dei provvedimenti. Sto predisponendo un’interrogazione per sapere quali sono le azioni che sta approntando la Ministra a questo riguardo.

Qual è la sua posizione rispetto ai provvedimenti di amnistia e indulto invocati anche dal Presidente Napolitano?

Sono provvedimenti che richiedono i 2/3 dei voti. Seppure il Pd e Sel votassero compatti, non si raggiungerebbe questa maggioranza. L’indulto, inoltre, è un provvedimento preso già nel luglio 2006 e che ha svuotato solo temporaneamente gli istituti penitenziari. Credo che sia fondamentale intervenire in modo strutturale. Il percorso è già iniziato con il decreto carceri, bisogna continuare sulla linea tracciata, abolendo la Bossi-Fini e rivedendo la Fini-Giovanardi, per ridurre il numero delle persone che entrano in carcere. A questo proposito l’Associazione Antigone ha fatto inserire nell’agenda del Parlamento la proposta delle 3 Leggi, di cui sono prima firmataria. Spero vengano approvate in tempi brevi.

E’ cominciato l’iter parlamentare del cosiddetto “svuota carceri”, ma molti parlamentari -tra cui 5 stelle e leghisti- sono insorti contro un provvedimento che a loro parere rimetterebbe in libertà anche condannati per mafia. Qual è la posizione del Pd su questo provvedimento?

In questi giorni sono stati rispolverati molti luoghi comuni. Il provvedimento ha un ottimo impianto di base. Mi auguro che non vi siano motivazioni, per così dire, tese a imbonire la pancia degli elettori: le libertà personali nel rispetto delle leggi, anche per i detenuti, non devono essere oggetto di campagna elettorale.

L’onorevole e l’ergastolano

 da Famiglia Cristiana 19/12/2014 – Alberto LaggiaImmagine

La giovane deputata del Pd Laura Coccia ha incontrato Carmelo Musumeci e altri ergastolani detenuti al “Due Palazzi” di Padova. “Non si può togliere la speranza a un uomo. La pena di morte lenta va cancellata”.

Si erano scritti e adesso si sono anche incontrati. L’onorevole Laura Coccia, giovane deputata del Pd, e Carmelo Musumeci, ergastolano ostativo, figura simbolo della battaglia contro la pena perpetua, si sono incontrati il 16 dicembre nella redazione di “Ristretti Orizzonti”, dentro il carcere “Due Palazzi” di Padova, dov’è detenuto lo stesso Musumeci da qualche mese.    L’incontro, avvenuto  con il detenuto e gli altri ergastolani rinchiusi nell’istituto di pena padovano è stata l’accasione per la parlamentare, accompagnata dall’onorevole Giulia Narduolo e Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani democratici, per confrontarsi sulla realtà della “pena perpetua” e quella forma particolare che è l’ergastolo ostativo, che priva il detenuto di qualsiasi forma di  beneficio penitenziario.

L'incontro tra i parlamentari  Pd e i detenuti nel carcere di Padova (foto Ristretti Orizzonti)
L’incontro tra i parlamentari Pd e i detenuti nel carcere di Padova (foto Ristretti Orizzonti)

“Non ero a conoscenza di cosa comportasse questa pena”, ha affermato Coccia. “L’ergastolo e’ una condizione orrenda. Ma in più l’impossibilita’ di poter usufruire di alcun beneficio rende queste persone davvero degli ‘uomini ombra’, come li ha definiti Musumeci, persone per cui non esiste nulla al di la’ delle mura che li circondano. Se la pena, che ha sempre lo scopo riabilitativo,  non ha scadenza, che  finalità può avere? Il ‘fine pena mai’ toglie  quella cosa che ad un uomo non può essere tolta: la speranza”. E ricorda come  tra quei 310 ergastolani che nel 2007 scrissero provocatoriamente al presidente Napolitano di trasformare l’ergastolo in pena capitale, 13 si sono suicidati. “Negli occhi di Musumeci, invece, non ho visto rassegnazione, ma la determinazione di battersi per tutti coloro che soffrono questa condizione”.

La deputata ha osservato che il modo migliore per arrivare all’abolizione dell’ergastolo non è il referendum abrogativo: “Le continue campagne di criminalizzazione per i reati comuni e i pregiudizi sull’ergastolo potrebbero non creare quel consenso popolare necessario al successo della consultazione referendaria”, ha osservato Coccia. “Dev’essere il parlamento  ad occuparsi della materia. Proposte di legge in tal senso già esistono: si dovrebbe avere il coraggio di calendarizzarle e votarle. Il mio impegno sarà quello di sensibilizzare i colleghi”.    L’incontro   tra Musumeci e la deputata del Partito Democratico era stato sollecitato dall’ergastolano, dopo l’uscita di un testo sul blog dell’onorevole sulla condizione dei detenuti.

 Riportiamo di seguito quanto scritto dalla giovane deputata.

Se questo è il mondo..

Considerate se questo è un uomo,
che vive insieme a undici persone in una cella da cinque,
che possiede solo il suo materasso,al terzo piano di un letto a castello,
senza protezione,
che divide con loro lo stesso water e gli stessi microbi,
senza acqua calda,
che compra ciò di cui necessità a prezzi alti,
senza guadagnare
che cucina i suoi pasti su un fornello da campo che, a volte, esplode,
pagando anche il gas,
che ha perso la speranza e dice basta,
in ogni modo, lento e inesorabile,
che ha perso la speranza e si sente senza dignità.

Considerate se questo è un lavoratore,
che indossa una divisa,
per controllare chi ha sbagliato,
che è solo a sorvegliare,
che ha paura,
che ascolta con pazienza le storie di tutti e le fa sue,
che vorrebbe una pausa,
che deve fare più del suo turno.
Considerate se questo è un mondo,
che fa parte del nostro mondo,
che ha bisogno del nostro aiuto.

Scuola, Coccia (Pd): Ministro Carrozza chiarisca su futuro Giochi della gioventù

Scuola, Coccia (Pd): Ministro Carrozza chiarisca su futuro Giochi della gioventù

“I Giochi della gioventù sono appesi a un filo a causa della mancanza di chiarezza da parte del Ministero dell’Istruzione sullo stanziamento dei fondi per l’offerta formativa. Inoltre, sono stati ridotti da 60 a 37 milioni i fondi per le attività sportive extrascolastiche, previste dall’articolo 87 del Contratto collettivo nazionale di lavoro per le scuole secondarie di primo e secondo grado”. Lo dice Laura Coccia, deputata del Pd in commissione Cultura. “Mentre i Comuni e gli uffici scolastici – prosegue Coccia – lavorano da mesi per preparare le manifestazioni sportive che coinvolgono le scuole, il ministero continua a tacere sui finanziamenti. E a rischio non ci sono solo le corse campestri e le prove d’atletica ma tutta l’attività sportiva condotta dalle scuole al di fuori dell’orario di lezione”.

“Per questo – aggiunge Coccia – ho presentato un’interrogazione urgente al MIUR chiedendo di conoscere i tempi che si prevedono di utilizzare per comunicare alle scuole l’intero ammontare del MOF 2013-2014 e per sapere quali interventi intenda mettere in campo per sostenere la pratica sportiva nelle scuole. E’ sconcertante che non vi siano notizie certe su una voce così importante per la vita delle scuole. Già le risorse sono limitate se non si è neppure in grado di sostenere una programmazione decente condanniamo la pratica sportiva nelle scuole ad una morte lenta. Mi auguro che dopo l’incoraggiante approvazione del decreto istruzione si dia seguito agli impegni presi partendo subito dallo stanziamento dei fondi alle scuole”.

L’On. Laura Coccia, Deputata del Pd, risponde all’Ergastolano Carmelo Musumeci che andrà a trovare il prossimo 16 dicembre durante una Visita Ispettiva a Padova

On. Laura Coccia,

scusa il tu, ma mi trovo meglio.

In questi giorni mi è capitato di leggere un tuo scritto “Se questo è il mondo” e mi ha colpito questa frase:

Considerate se questo è un uomo, [..]

che ha perso la speranza e dice basta,

in ogni modo, lento e inesorabile,

che ha perso la speranza

e si sente senza dignità.

Laura, io sono uno di questi non-uomini, da tanti anni infatti chiamo me e i miei compagni ergastolani ostativi“uomini ombra”. Siamo uomini senza futuro, condannati a essere “cattivi e colpevoli per sempre”, destinati a morire nelle nostre celle. Siamo sepolti vivi, ombre che vagano, cadaveri che camminano in attesa di cadere. Le ombre possono solo soffrire, con la devastante sensazione di non appartenere più a questa vita e a questo mondo. L’uomo ombra ogni sera si chiede “Perché e per chi mi alzerò domani?”

Ti confido che per me ormai continuare a respirare non ha più alcun senso, mi sembra persino di sprecare e levare aria al resto dell’umanità. Nel mio ultimo libro ho scritto:

“L’ergastolano non può guardare in faccia il futuro, può solo guardare il tempo che va via. Anche noi siamo per la certezza della pena, ma non ci fermiamo solo qui. Siamo anche per la certezza del fine pena [..]. Da ergastolano vivi una vita che non ti appartiene più, vivi una vita riflessa, una vita rubata alla vita [..]. La legge viene dal greconomos: distribuire, ordinare e misurare. Ma come si fa a misurare l’ergastolo? Non ha nessuna funzione, è la vendetta dei forti, dei vincitori, della moltitudine.”

Laura, ho letto la tua storia, il tuo impegno e quello dei giovani deputati del PD per il miglioramento delle condizioni dei detenuti, e ho capito che sei una donna coraggiosa. Vorrei chiederti di venirmi a trovare, sto lottando con tutte le mie forze per essere declassificato, ma senza nessun risultato.

Nella mia relazione trattamentale, già oltre due anni fa, hanno riconosciuto il mio cambiamento: Il ristretto assume su di sé la responsabilità ed il peso emotivo delle proprie azioni distruttive, avendo avuto la capacità di rivedere criticamente la propria vita e tali scelte, di riconoscerle sbagliate [..]. Tale integrazione, in quanto garante della elaborazione del lutto per il danno arrecato, da stabilità al cambiamento nel mondo interno del Musumeci.

In questi anni di carcere ho vinto un ricorso alla Corte europea sui diritti dei detenuti, mi sono laureato due volte, ho pubblicato quattro libri, sono stato anche in permesso (di necessità) da uomo libero per 11 ore e sono rientrato in carcere pur sapendo che non sarei più uscito. Eppure continuo ad essere considerato altamente pericoloso. Ciò che mi addolora più di tutto è che sono anni che non mi rispondono sulla richiesta di declassificazione e a questo punto ho pensato di chiederti se puoi fare tu una domanda pubblica ai funzionari del Ministero e del DAP (Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria).

Cara Laura, non so se avrai il tempo e la voglia di venire a trovare un uomo sepolto vivo che non vuole rassegnarmi al suo destino, ma se puoi io sono qui e ti aspetto.

Un sorriso tra le sbarre.

Carmelo Musumeci

Dicembre 2013 Carcere di Padova

“Caro Carmelo,
è stato un piacere ricevere la tua lettera e le tue parole mi hanno molto colpita.
Chi vive da quest’altra parte del muro di cinta, infatti, non si sofferma mai a pensare che dentro il carcere vivano persone con sentimenti e affetti. La nostra società ci ha abituati a criminalizzare e ghettizzare chi sbaglia senza considerare che il tempo cambia gli animi, li plasma a seconda delle esperienze vissute. Nel bene e nel male.
Entrare negli istituti penitenziari mi ha insegnato ad andare oltre le apparenze, a considerare coloro che si trovano lì dentro come uomini e donne, al di là di ciò che hanno commesso. Può sembrare strano che io, disabile che lotta da una vita contro stereotipi e pregiudizi, dovessi imparare una cosa così semplice. Tuttavia crescere vuol dire imparare e imparare significa anche cambiare le proprie opinioni.
La mia adolescenza è stata segnata da un libro che sicuramente conoscerai, “I Miserabili” di Victor Hugo. Questa lettura ha modificato radicalmente il mio modo di concepire i reati e chi li commette: il protagonista cambia perché comprende i suoi errori, così decide di cambiar vita. Eppure la legge continua a perseguitarlo, rimanendo rigida nelle sue convinzioni.
Ti verrò a trovare con immenso piacere il 16 dicembre. Per parlare direttamente con te, guardandoci negli occhi.
A presto.”

Laura Coccia

Camera dei Deputati Dicembre 2013

Solidarietà Pd a Laura Coccia: M5S isoli i violenti in rete

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Speranza: “siamo con lei, condividiamo sua battaglia civiltà”

“A Laura dico: non avere paura perché non sarai mai sola”. Il presidente del gruppo alla Camera Roberto Speranza ha espresso la solidarietà del Pd a Laura Coccia, insultata e minacciata sul profilo Fb di un parlamentare M5S. “A Laura Coccia che ogni giorno combatte la sua battaglia personale che è anche una battaglia di civiltà e di diritti – ha dichiarato Speranza- vorrei esprimere la solidarietà mia personale e di tutto il gruppo del Partito Democratico. Ha fatto bene a denunciare insulti e calunnie sul web: il Parlamento è il luogo del confronto e anche dello scontro, lì dove violenza e accanimento sono però banditi. I colleghi del Movimento 5 stelle devono rispetto in aula, e devono isolare chi nella rete, magari nascosto dietro un fake, istiga all’offesa e alla violenza: ne va della democrazia e della civile convivenza”.

fonte www.ilmondo.it

L’Unità – Edizione Nazionale – 30/12/2012

Laura Coccia è una tosta. Una che non molla. HA 26 anni, parla 4 lingue, ha una laurea in storia contemporanea. E corre. Primatista italiana nei 400 metri, categoria T35 (paralisi grave e spasticità di I grado). Eppure Laura corre. «Dicevano che non avrei neppure potuto camminare. Poi il mio insegnante di educazione fisica delle medie mi ha buttata nella mischia. Lui ce l’ha messa tutta a farmi scendere dalla carrozzina. E io pure. Il mondo visto da un’altezza di 70 centimetri ha una prospettiva. Ho voluto regalarmene un’altra». Corre Laura. Di qua, di là, mille cose da fare, pure un marito. E s’impegna. «Antipolitica? Che cos’è?», chiede sgranando gli occhi. Che lei al Quadraro, periferia di Roma, la politica la vive sulla pelle nel circolo del Pd e nell’associazione che si chiama «Punto di svista» e si occupa di restituire la memoria dei rastrellamenti nazisti nel suo quartiere, una pagina dimenticata della Resistenza romana. Corre, va di fretta Laura. Ha sempre pensieri che vanno oltre, veloci. «E siccome per me la politica è una cosa seria e io credo nel Pd, il partito giusto per cambiare questo Paese, ho deciso di candidarmi alle primarie. Mi piacciono le primarie, mi piacciono moltissimo, sono una grande prova di democrazia orizzontale». Così Laura con il marito e qualche amico si è messa in moto a cercare le firme. Hanno creato un comitato elettorale che in realtà è un gruppo di sostegno familiare, amicale. «Di firme ne abbiamo messe assieme 14, ne servivano 500. Era difficile, io non vengo da una struttura partitica, sono una esponente della società civile, una militante di un circolo piccino in periferia». Però mica si è persa d’animo questa ragazza tosta. Ha preso le 14 firme e le ha consegnate alla sede provinciale del Partito Democratico di Roma. «E ho detto, io mi metto a disposizione. So fare delle cose e le voglio fare per voi. Ho un sogno un po’ folle ma da 26 anni vado avanti così: mettendo in pratica le cose che sogno». Le cose che sa fare Laura sono tante. Per esempio sa parlare ai bambini, ai ragazzi. «Con il Coni Provinciale vado in giro nelle scuole come testimonial di un progetto che si intitola Il valore dello sport . Come c’è sempre un altro collega, spesso gente importante come Daniele Masala. Raccontiamo la bellezza dell’atletica leggera. Raccontiamo che ci vuole coraggio, lealtà, agonismo sano per tendere i muscoli e superare gli ostacoli, che è una sfida bellissima superarsi, sapere fare gruppo quando è necessario. Ho cominciato a girare per le scuole ai tempi dell’omicidio Raciti. All’epoca mi chiamarono Giovanna Melandri e Beppe Fioroni. Poi ho continuato. C’è tanto da fare con i bambini». Corre, va di fretta Laura. Ha mille idee. Per esempio ha messo su un blog, oltregliostacoli.blogspot.it dove chi la conosce racconta chi è. E la sostiene. Sono in tanti: Andrew Howe, Fabrizio Donato, Daniele Masala, e tanta gente sconosciuta. Scrive Pietro Mennea: «Credo che Laura Coccia, che tanto ha fatto per l’integrazione dei disabili nello sport, rappresenti un grande potenziale per la società civile e merita di partecipare alla vita pubblica e politica di questo Paese, attraverso, perché no, una Sua candidatura alle prossime elezioni politiche». E Marzia Caravelli, primatista dei 100 metri le dedica un post bellissimo: «L’ho incontrata sui campi d’atletica, così forte e così avanti tanto che una categoria per lei non l’hanno ancora inventata, perché la sua dovrebbe essere la categoria hey, io non te la do vinta! rivolta alla disabilità in primis ma anche a ogni pregiudizio, a ogni ostacolo. Adesso questa potrebbe essere la categoria di chi vuole essere rappresentato da qualcuno che non si arrenda davanti a nulla e che sappia far sentire la propria voce: beh, chi meglio di Laura è in grado di farlo?!». È «born to run» Laura. Nata per correre come la canzone di Springsteen. «Volevano che andassi a Pechino sulla carrozzina. Ho detto: Siete matti? C’ho messo tanto a scendere da là . E siccome sarei l’unica a gareggiare nella mia categoria con questo grado grave di spasticità, non se ne farà nulla. Esclusa. Ma non vinta». Un fiume in piena, Laura. «So che potrei fare la mia parte in politica, per il mio Paese. Mi avevano chiesto di andare in Germania e ho detto no. Amo l’Italia. È il mio posto. Qui vale la pena di combattere per un futuro migliore. Per tutti». Qui vale la pena di correre.